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Relazione al convegno “Percorsi di educazione alla differenza di genere”

Prato – Laboratorio del tempo – 20 aprile 2009 di Teo Paoli
All’interno del progetto di sensibilizzazione ai temi della cura e del rapporto fra generi avviato dal Comune di Prato ed esteso al territorio provinciale, ho avuto occasione di sviluppare alcuni percorsi laboratoriali dedicati alla fascia dei cinque anni della scuola d’infanzia.
I laboratori prevedevano cinque incontri in classe con i bambini e tre appuntamenti serali con i genitori. Ed è su questi ultimi che si concentra questa mia breve relazione nella quale cercherò non tanto di descrivere cosa abbiamo fatto, quanto di riflettere insieme sugli elementi emersi.

Nei giorni immediatamente precedenti al convegno, complici le vacanze di Pasqua, mi trovavo in Sardegna, ed entrando in un ipermercato di Olbia mi sono trovato davanti questo:
Ecco, vorrei iniziare da questa immagine la mia riflessione perchè il primo pensiero che mi è balenato in testa è che abbiamo ancora molta di strada da fare. Un pensiero immediato, dettato dal fastidio per la tristezza e volgarità che emanava dal dimenarsi di quella poveretta in una vasca di acqua sudicia nella hall di un supermarket – spero almeno che la paga fosse decorosa.

Ho riflettuto molto su quella visione: perchè mi dava fastidio? In cosa stava la sua volgarità? Perchè mi si sovrapponevano in testa immagini come le prostitute del celebre quartiere a luci rosse di Amsterdam o peggio ancora immagini di camera a gas?
Credo che nel nostro caso ciò che emerge analizzando l’immagine è che essa contiene e veicola molti degli elementi caratterizzanti del femminile - l’acqua, l’utero, la nascita, la fluidità, la morbidezza, la sensualità – ma riportandoli in un alveo di controllo tipicamente maschile che li riduce a merce da esporre in vetrina (come il sesso delle prostitute olandesi) e da osservare con morbosità voujeristica per togliergli definitivamente la dignità (come è prassi per i condannati negli States). Solo a questa condizione pare che il femminile, nei suoi connotati più profondi possa essere socialmente accettato.

Quando in ammollo ci finiscono gli uomini, ci finiscono in modo assai diverso...
È da questa diversità che vorrei partire per riflettere sull’esperienza con i genitori.

Ma partiamo dall’inizio con qualche dato concreto:

I numeri

A questo punto la mia esperienza con i genitori ha avuto tre tappe:

• scuole comunali (Borgo S. Paolo e Corridoni)
• scuole dello Stato (Cilianuzzo)
• scuole dei comuni della Provincia (Comeana e Seano)

con una media di presenze di:

• 6/7 a S. Paolo – su una sezione
• 12 a Corridoni – su due mezze sezioni
• 18 a Cilianuzzo – su due sezioni
• 13/14 a Seano e Comeana - su due scuole
e con un rapporto donne uomini decisamente sbilanciato a favore delle prime (75% donne, 25% uomini)


Il metodo

In tutti i casi ho cercato di pormi tre linee guida:
- evitare la frontalità,non io ma i genitori erano protagonisti degli incontri;

- innescare un livello di gioco e di divertimento per lasciare fluire più liberamente le energie, la fantasia e la spontaneità;

- pormi come “mediatore-facilitatore” neutro per accogliere tutte le opzioni, positive, negative, condivise o in contrasto.

- dal punto di vista contenutistico, ho cercato di focalizzare il percorso su tre aspetti fondamentali, una sorta di avvicinamento progressivo al cuore del problema:
- Donne e uomimi - Archetipo e stereotipo
- Rapporti familiari - i ruoli in famiglia, come si percepiscono oggi
- Lavoro di cura - Esperienza diretta e situazione reale

Cosa viene fuori?

Naturalmente i percorsi e la sequenza delle attività sono stati diversi da scuola a scuola, ma tutte le volte il punto di partenza è stato lo stesso: sono partito chiedendo ai genitori una definizione: DONNA È - UOMO È. Nell'immagine in fondo alla pagina le risposte finali.
Ho cercato di prendere quelle più rappresentative, che dessero un’idea delle risposte in base alle principali categorie emerse..

Da quanto scrivono i genitori mi pare che emergano alcuni elementi costanti:

- alla donna è affidata la sfera della “sensibilità”
- la donna ha il dominio quasi “esclusivo” sulla gestione dei figli
- la donna è il “pilastro” nella “economia domestica”

- l’uomo è solidità economica e sicurezza
- l’uomo è cucciolo e “sfarfallone”
- l’uomo da brio alla vita e va capito

Una visione estremamente stereotipata che si rifà a modelli sociali e culturali di altri tempi, ma che evidentemente è depositata e radicata nella nostra cultura profonda e continua ad emergere quasi come una nevrosi sociale, nonostante ormai stili di vita e comportamenti siano profondamente mutati.

Il discorso si complica quando si va a indagare l’oggi.
Una delle attività che ho svolto è stata quella di mostrare al gruppo questa foto e fare immaginare ai partecipanti identità, ruoli e comportamenti della coppia rappresentata.
In uno dei gruppi i genitori hanno sviluppato dei dialoghi, immaginando la coppia a casa la sera:
GRUPPO 1
LUI: non la metti l'acqua? Ho fame
LEI: metto in ordine e preparo la cena per tutti. Ma voi aiutatemi!
LUI: fatemi vedere il tele-giornale!
LEI: fate le brave, non litigate, non urlate. Ditemi cosa avete imparato a scuola piuttosto

GRUPPO 2
LUI: tesoro, metti a letto i bimbi e ...coccoliamoci
LEI: è stata una giornata pesante, sono stanca
LUI: stai sempre affannata, mettiti seduta e parliamo un po'
LEI: mi aiuti a sistemare la cucina e per favore fai un caffè?

GRUPPO 3
LUI: si toglie le scarpe, si siede sul divanoe accende la TV
LEI:tira fuori un'insalata mista già lavata e cena
LUI: commenta una partita di calcio che danno alla TV (imprecazione e esultanza)
LEI: oggi ho corso tutto il giorno; domani dovrò fare altrettanto

GRUPPO 4
LUI: Mariù, che si mangia? E com'è andata?
LEI: sto preparando. Bene, però è successo...
LUI: Non è arrivato nessuno? Dove sono i ragazzi?
LEI: Rimetti tu in ordine, sono stanca

Cosa emerge dai quattro dialoghi?

- Nel primo c’è chiara la permanenza della distinzione di ruoli
- nel secondo emerge la stanchezza della donna e la richiesta di aiuto
- nel terzo c’è la percezione della solitudine: l’aiuto non viene dato e ci si deve “smazzare da soli”
- nel quarto emergono la tensione e il conflitto potenziale.

Ed è proprio questo conflitto potenziale uno degli elementi che più mi ha fatto riflettere.

La causa del conflitto io personalmente me la spiego con il fatto che da una parte ci sono modelli consolidati che si riferiscono a stili di vita e strutture familiari passati: il marito al lavoro e la donna a casa, una chiara gerarchia di comando per cui si sa “chi porta i pantaloni”, una netta divisione dei compiti.

Dall’altre c’è una società in rapido mutamento, con:

- trasformazione della famiglia;
- aumento del lavoro femminile
- diminuzione del personale a servizio
- aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro

Una trasformazione a cui mancano ancora i modelli culturali e le risposte sociali adeguate; e quindi il confronto di genere rimane confinato all’interno del nucleo familiare.

La risposta delle donne e degli uomini a questo mutamento è ovviamente diversa, e l’ho verificata anche nel corso degli incontri:

- donne agguerrite e con una forte proiezione verso l’affermazione e l’emancipazione;
- uomini annichiliti e un po’ frustrati da questa lenta ma inesorabile perdita di ruolo, potere, privilegio;

La mia sensazione è che se non si accoglie questa frustrazione, se non la si elabora e governa a livello sociale, questa genera violenza, conflitto, scontro.
I dati del Ministero degli Interni riferiti al 2008 ci dicono che il 38% degli stupri avviene in famiglia: da parte di conviventi, coniugi, ex coniugi, e ovviamente il 90% delle vittime è donna.

Cosa si deve fare? quali soluzioni sono possibili per trasformare questo dato di fatto?
Sicuramente servono più servizi alla famiglia (più nidi, sviluppo dei congedi di paternità, servizi di baby-sitting organizzati e quant’altro) in modo da diminuire i carichi di lavoro complessivi all’interno del nucleo familiare e agevolare il processo di redistribuzione dei compiti.
Ma dall’altra parte è necessario – credo - un lavoro socio-cilturale approfondito per trasmettere un sistema valoriale basato sui nuovi rapporti e sulla conciliazione. Un sistema in cui l’uomo non si senta “umiliato” o sminuito dal cambiare un pannolino, dal mettere su una lavatrice o dall’accompagnare la figlia a danza (perchè poi solo la figlia?)

Valori, in sostanza, che consentano di elaborare socialmente il crescente ruolo della donna, e quella riequilibratura necessaria perchè imposta dai nuovi stili di vita. E questi nuovi “valori” si trasmettono e si radicano solo attraverso il confronto, il dialogo, l’incontro. È un processo difficile nel quale vanno progressivamente indeboliti e scalzati valori che si sono definiti in migliaia di anni, che trovano sostegno e accettazione impliocita nel linguaggio, negli atteggiamenti, nella pubblicità, nella religione.
Ma sfuggire al confronto su questo tema significa incentivare la digregazione, l’imbarbarimento sociale.

Nel 1991, alla vigilia del referendum sul sistema elettorale Bettino Craxi, per promuovere la non partecipazione popolare, invitò gli italiani ad andare al mare.
Beh, perlomeno invitava ad uscire all’aria aperta. Oggi, a quasi vent’anni di distanza, l’invito costante, trasmesso e reiterato ogni sera è a stare in casa e rimbecillirsi di televisione.

Per evitare questo rimbecillimento la scuola, può svolgere un ruolo di primo piano anche nei confronti delle famiglie, proprio incentivando e promuovendo luoghi e momenti di aggregazione e di dialogo.

E da questo punto di vista il compito può essere più facile del previsto perchè in realtà – e lo dimostrano i commenti agli incontri – le persone hanno molta voglia di questo confronto:
Sono stralunata, sorpresa, divertita, pensierosa, ubriaca!! Alla prossima
Serata simpatica
Sono stata molto bene e mi sono divertita
Riesce a rilassare e far uscire la parte interiore e più nascosta che ognuno di noi ha
Nuova esperienza e sensazioni indimenticabili
Speriamo che in futuro ce ne siano altri
Diverso...si impara qualcosa in maniera giocosa e attiva
Aiuta a sbloccarsi psicologicamente
Capace di aprirmi a nuove esperienze
la sera esco malvolentieri perchè sono stanca
Ma sono contenta di essere venuta
Perchè non ci ritroviamo anche giovedì prossimo?






donna è..uomo è...
definizioni dei genitori alla domanda: DONNA È - UOMO È


immagine televisiva di donna
immagine televisiva di donna

immagine televisiva di uomo
immagine televisiva di uomo




Data ultima revisione dei contenuti della pagina: 10.12.2009