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Graffiti, spazi pubblici, qualità della vita

L’arte di strada e le forme collettive di espressione artistica possono ridisegnare tempi e spazi del vivere comune? E in che modo?
Riflessioni a partire dalla manifestazione artistica Do the right side, svoltasi a luglio 2008 tra Firenze, Sesto Fiorentino ed Empoli
Vi raccontiamo un’esperienza di tempo-spazio in cui la dimensione del "noi" ha un ruolo fondamentale: si tratta di Do the right side, manifestazione che ha coinvolto le arti di strada – i graffiti, la breakdance, l’hip hop – per il recupero e la riqualificazione di alcune aree urbane come sottopassaggi, edifici scolastici, sovrappassi tra Firenze, Sesto Fiorentino ed Empoli. L’espressività attravreso i corpi, i suoni e il colore è stata quindi utilizzata per rendere più belli e più vivibili dei pezzi di città in cui il grigiore e la bruttezza la fanno spesso da padroni. Nella rubrica degli approfondimenti potete trovare alcune informazioni relative agli organizzatori della manifestazione.

Do the right side è nata dall’intreccio tra espressione artistica, movimenti collettivi, spazi urbani, istituzioni e associazioni. In essa i graffiti avevano una centralità particolare in quanto concepiti per perdurare nel tempo, mentre la musica e il ballo erano legati all’estemporaneità dell’evento. Non bisogna però dimenticare che una caratteristica importante dei graffiti è la loro natura mobile: sono mobili i supporti prediletti – vagoni ferroviari, metropolitane, mezzi urbani – dagli artisti; sono in costante trasformazione le forme e i colori, sottoposte ad un processo di cancellazione e di ri-creazione in loco. Inoltre le tag, cioè le firme degli autori, sono a loro volta forme di intervento artistico, spesso rese necessarie dalla rapidità con cui l’artista deve intervenire, rapidità richiesta dalla natura del supporto mobile oppure dalle norme che spesso rendono illegali queste forme di intervento.

Do the right side offre lo spunto per riflettere su una contraddizione importante della nostra contemporaneità e della nostra vita cittadina. A luglio questa manifestazione era descritta dai quotidiani locali come un importante spazio di collaborazione tra istituzioni e associazioni e queste arti metropolitane riconosciute in quanto intervento di riqualificazione urbana. Un mese dopo il nuovo regolamento che formalizza le ‘Norme per la civile convivenza in città’, all’articolo 20 – Decoro dei fabbricati e scritte sui muri – esplicita che è ‘vietato effettuare scritti o disegni sugli edifici pubblici o privati…’. Riconoscimento e stigmatizzazione possono quindi coesistere, producendo una separazione sempre più rigida tra lecito e illecito: determinate espressioni artistiche e culturali diventano possibili solo all’interno di ben definiti confini istituzionali, i quali tra l’altro hanno il compito di proteggere da una possibile pena. Si prefigura quindi un intervento dall’alto che inevitabilmente ne condiziona l’espressione e le possibilità d’esistenza. È graffitismo d’arte in quanto protetto; è atto vandalico e devianza quando lasciato alla spontaneità dei singoli e dei gruppi.

Como, 30 marzo 2006. Il giovane Ramesh è ferito alla testa da un vigile urbano delle pattuglie ‘anti-writers’. Colpisce e spaventa la frattura tra i gesti, tra una bomboletta spray e una pistola, tra presunta infrazione e la sua sanzione. Senza voler proiettare sulla manifestazione fiorentina responsabilità che non ha, si è ritenuto importante inserirla in un orizzonte più vasto e da essa partire per segnalare deviazioni anche drammatiche e contraddizioni del presente.

Do the right side iniziava il proprio percorso dal sottopassaggio delle Cure, riconoscendogli un ruolo significativo su molteplici livelli. Questo spazio di transito è infatti da alcuni anni un luogo di incontro di linguaggi e soggetti differenti. Si avvicendano gruppi di giovani artisti che ciclicamente trasformano forme e colori dei muri; vi risiede stabilmente Totò e spesso alcuni altri, che per scelta o per necessità hanno eletto il sottopasso a domicilio. Totò si occupa della pulizia del luogo e intorno alla sua presenza ruotano numerose attività: ad esempio è piuttosto frequente assistere alle sue esibizioni vocali accompagnate dalla fisarmonica di un amico; una scuola di tango ha organizzato alcune uscite e trasformato il luogo in un’inconsueta pista da ballo; alcune artiste hanno proposto una loro installazione (si veda la foto nella pagina a fianco), donata al sottopasso fino a quando il desiderio di proprietà ha avuto il sopravvento causandone la sparizione.

Quale conclusione possiamo trarre dall’esperienza del sottopasso delle Cure? Ci sembra la concretizzazione materiale di un incontro virtuoso tra tempi e soggetti diversi. Virtuoso almeno agli occhi di coloro (come chi scrive) che il sottopasso attraversano e vivono per poi tornare alle proprie case. Non è infatti nostra intenzione voler romanticizzare la vita all’interno di un luogo freddo, sotterraneo, esposto ai venti e alle multiple energie che attraversano la città. Proviamo però a spiegare perché, in quanto osservatrici privilegiate, il sottopasso ci sembra la realizzazione virtuosa del tempo-spazio per noi. Innanzi tutto per la sopravvivenza di forme di azione collettiva spontanee, estranee alla tutela normativa delle istituzioni e del mercato. In secondo luogo per la presenza di forme ed espressioni artistiche che sono relazionali. I graffiti sono infatti il prodotto dell’interazione di un gruppo di artisti che rompe la rappresentazione tradizionale della creazione come gesto individuale. In terzo luogo nel sottopasso si vivono tempi sospesi dal paradigma della produzione di ricchezza che accomuna ormai tempo del lavoro e tempo libero (un tempo libero sempre più sottoposto alle regole dell’industria dell’intrattenimento): nel sottopasso si può chiacchierare, disegnare, danzare, cantare, suonare per sé e i presenti. Per ultimo, ma non ultimo per importanza, questo spazio pubblico abitato rappresenta un modello efficace per sconfiggere paure e retoriche securitarie. Le molteplici presenze creano la percezione di un ambiente sicuro dimostrando gli effetti positivi che sono generati dalla presenza nello spazio urbano di donne e di uomini. La soluzione è apparentemente semplice: scendiamo in strada, riprendiamoci lo spazio e il tempo…

a cura di Enrica Capussotti



Alcuni testi

Sono numerosi i testi per chi vuole muoversi nel variegato ambiente delle arti di strada.

- Daniela Lucchetti, Writing. Storia, linguaggi, arte nei graffiti di strada, Castelvecchi.
- Francesco Adinolfi, Suoni dal ghetto: la musica rap dalla strada alle hit-parade, Costa e Nolan.

- Urban Vision the book, dedicato A tutti quelli che lasciano un segno nella propria città...
Qui potete trovare foto, immagini, stili, messaggi, parole sulla forma artistica ed espressiva più contemporanea. Non è un libro d’arte né una rivista sul writing, ma l’originale e personale visione di un fenomeno creativo e travolgente.
http://www.urbanvisionproject.org/libro/calendario.htm

Graffiti nel sottoasso di p.za delle Cure (Firenze)
Graffiti nel sottoasso di p.za delle Cure (Firenze). Foto di Silvia Filippelli

Risorse sul tema nel sito



Ritratto di Totò, colui che "ha cura" del sottopasso di p.za delle Cure a Firenze. Foto di Silvia Filippelli
Ritratto di Totò, colui che "ha cura" del sottopasso di p.za delle Cure a Firenze. Foto di Silvia Filippelli

Graffiti nel sottopasso di p.za delle Cure (Firenze). Foto di Silvia Filippelli
Graffiti nel sottopasso di p.za delle Cure (Firenze). Foto di Silvia Filippelli




Data ultima revisione dei contenuti della pagina: 09.11.2008