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Scuola Estiva di Storia delle donne

Restituire, seppur brevemente, l'esperienza fatta in qualità di docente della prima settimana dedicata agli Interni e tenutasi presso la Scuola Estiva di Storia e Culture delle Donne "Annarita Buttafuoco" è compito difficile, forse impossibile; perché molto si è detto e si è ascoltato, molto si è discusso e imparato. Il rischio è evidente: quello di tracciare un resoconto banale e riduttivo dei tanti temi messi sul tappeto, del complesso lavoro svolto e delle scoperte fatte all'interno dei tre ambiti che hanno costituito il corso. Procedere in tal senso vorrebbe dire non rendere giustizia al valore e alla ricchezza delle tante storie che sono state raccontate in quei giorni: quelle delle donne del passato, e le nostre di donne del presente.

Il corso ha visto la partecipazione di una settantina di corsiste di età e di esperienze diverse, provenienti da ogni parte dell'Italia, e da tre docenti, ognuna delle quali ha proposto un proprio percorso conoscitivo e territorio di riflessione, lezioni e seminari di approfondimento.

Gabriella Zarri con Recinti/Ginecei. Identità femminile e interni conventuali, si è occupata della vita all'interno dei monasteri femminili dall'età rinascimentale, con le sue norme e consuetudini: il rapporto tra interno ed esterno prima e dopo il Concilio di Trento, le forme di convivenza monastica, il modo di abitare, il cibo, la povertà e la proprietà, gli oggetti d'uso, l'abbigliamento, i lavori delle monache, la preghiera, lo studio, l'insegnamento.

Raffaella Sarti con Oltre la soglia. Spazi, oggetti, relazioni, ha affrontato il rapporto tra i mutamenti dell'organizzazione degli spazi domestici e le relazioni esistenti tra le persone che abitano sotto lo stesso tetto (mogli e mariti, genitori e figli, maschi e femmine, primogeniti e cadetti, padroni e servi) con particolare riferimento al diverso accesso che i componenti del nucleo convivente hanno al patrimonio e ai beni familiari, sia a livello ereditario che nella vita quotidiana.

Chi scrive, con Per una genealogia dell'abitare femminile, ha invece cercato di tracciare un percorso che dal mito greco di Estia (dea del fuoco sacro e dell'arte di costruire case nonché protettrice dello Stato) si sviluppa nel tempo: attraversa i più diversi paesaggi domestici; scopre la "stanza tutta per sé" di Virginia Woolf; incontra le pioniere ("le madri dell'architettura moderna": Signe Hornborg, Sophia Hayden, Margarete Schütte-Lihotzky, Eileen Gray, Charlotte Perriand, Lina Bo Bardi, per citarne alcune); e giunge infine a noi.

Oltre alle lezioni del mattino comuni a tutte, le corsiste hanno scelto su quale di questi argomenti e con quale docente lavorare nei seminari di approfondimento previsti nel pomeriggio. Il gruppo da me coordinato ha lavorato seguendo una traccia che si è sviluppata lungo tre momenti: un primo momento, dedicato al conoscersi e al capire "quale sentimento della casa" è quello che ognuno di noi ha; un secondo, ha visto la lettura di brani tratti dalla letteratura e della storia in cui sono le donne stesse che raccontano la loro vita e il loro rapporto con i paesaggi casalinghi del quotidiano: dalla giovane moglie di un ricco mercante medioevale, alla dama del Seicento francese; dall'animatrice dei salotti d'opinioni alla proletaria inglese, fino alle diverse testimonianze di alcune donne del Novecento tra emancipazione, impegno politico, vita famigliare, doppia presenza, "casalinghitudine"... un terzo momento si è dato il difficile compito di discutere e insieme trovare le parole per raccontare la nostra genealogia, per cominciare a dire di una grammatica dell'abitare femminile per molti versi sconosciuta, anche alle donne stesse.

Su questo ultimo punto il dibattito è stato molto interessante per le diverse posizioni emerse. Se alcune hanno preferito dare valore a ciò che è stato fatto in questi anni evidenziando come siano già visibili, e dunque nominabili, alcuni aspetti che accomunano le diverse esperienze femminili del passato e del presente (un modo di abitare e progettare fortemente relazionale, la fedeltà all'esperienza, il radicamento nel reale, l'attenzione alla vita materiale e quotidiana, eccetera); altre, hanno voluto soprattutto ricordare quanto deve ancora essere fatto, in particolare in Italia. Largamente condivisa è stata invece l'opinione secondo la quale è necessario riprendere un comune cammino di riflessione sulla casa e sul nostro rapporto con essa, come abitanti e come progettiste.

La casa, dunque, continua ad essere "nido e nodo della nostra storia", un luogo reale e simbolico che va oggi riconsiderato in relazione ai profondi mutamenti sociali e culturali avvenuti in questi ultimi anni: dalle nuove forme della convivenza e del lavoro ad una diversa dimensione dell'agire politico, fino al mutato rapporto che ognuna di noi ha non solo con la casa ma anche con la città.

Interessante è anche quanto è emerso dal gioco - perché così è stato condotto - che ci ha visto ragionare sulle nostre case reali e ideali, e sul sentimento e immaginario che queste suscitano in noi. Quale casa abbiamo, e quale vorremmo avere? Per fare cosa e con chi? Quali tempi e spazi per sé, e quali tempi e spazi per gli altri e le altre ci piacerebbe avere?

Il gruppo, costituito da ventisei donne appartenenti a generazioni diverse e con percorsi dentro al pensiero femminile e femminista molto differenti, ha dato vita a una narrazione a più voci dal titolo indubbiamente evocativo: "26 case per aria". Ventisei case reali e ideali trascritte su fogli di carta in seguito appesi ad uno dei due grandi alberi che si trovano all'ingresso della Certosa di Pontignano, trasformato per l'occasione in un albero dei desideri. Abbiamo scelto di fare una sintesi di quanto emerso, in particolare a proposito delle case che vorremmo avere, e per questo ci siamo impegnate nel trovare tutte insieme aspetti comuni e differenze, nonché rintracciare e fare il punto sulle questioni ancora aperte. I punti comuni emersi possono essere così sintetizzati:

  • La casa come luogo del sé e spazio di creazione: per leggere, scrivere, dipingere, e come compagne fedeli, la musica e la radio;
  • la casa come luogo di libertà in cui determinare tempi e spazi personali;
  • la casa come luogo di intimità (con spazi privati e chiusi) e di relazione (con spazi aperti alla convivilità).

Importante è che siano ariose, vicine all'acqua (al mare, ad un fiume, ma per le più cittadine basta una piscina), e a contatto con la natura (anche qui, c'è chi la vuole immersa nel bosco, con un giardino o un orto, ma c'è anche chi è felice di poter semplicemente avere dei vasi fioriti alle finestre). La presenza di animali è un'altra costante così come l'innovazione tecnologica in cucina (per alleggerire il lavoro domestico) e in bagno (per la cura e il piacere del corpo: vasca per idromassaggi, eccetera).

Le questioni rimaste aperte perché le diverse posizioni sono risultate inconciliabili sono:

  • Vivere da sole e con altri e altre?
  • Abitare case piene di oggetti e mobili o ridotte all'essenziale?
  • Case variamente colorate o case dalle pareti bianche?
  • Vivere in città o altrove?

Infine sono emerse alcune considerazioni:

  • alcune descrizioni di case per quanto immaginarie sono state precise nei dettagli, altre hanno invece più che altro tracciato paesaggi casalinghi metaforici e simbolici di sé e della propria vita.
  • Non si è fatto alcun cenno agli aspetti di carattere materiale: dal come comprarla (con quali soldi) - per chi preferisce la proprietà all'affitto - al come mantenerla pulita e in ordine (c'è chi ha proposto di inventare una casa autopulente...). La presenza della televisione non è stata nominata. Per alcune è una presenza scontata come la lavatrice, per le altre è scontata la sua assenza.
  • Generalizzando, le partecipanti al gruppo con meno di trent'anni hanno espresso un'idea di casa che si concretizza soprattutto nel desiderio di indipendenza rispetto alla famiglia d'origine e a futuri partners; mentre il gruppo delle cinquantenni se da una parte vorrebbe case di cui ci si immagina tutto o quasi, dall'altra, mostra l'incrinarsi dei modelli abitativi tradizionali preferendo ad essi: la casa sull'albero, la casa-zoo, la casa-labirinto, la casa multipla...
  • "26 case per aria" lasciate al vento e al ricordo di una bella settimana passata insieme.

Report a cura di Gisella Bassanini, agosto 2001

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