Tempi e Spazi
Laboratorio
sugli SPAZI


sei in Tempi e Spazi  Spazi  Hammam  Terrazza proibita

La terrazza proibita, vita nell'harem

 Il hammam dove ci recavamo per fare il bagno e lavarci di dosso gli impiastri di bellezza, era tutto in marmo bianco, pavimenti e pareti, con grandi lucernari sui soffitti che riversavano luce all'interno. Quella combinazione di luce, avorio, nebbie, donne e bambini che andavano in giro nudi, faceva pensare al hammam come a una specie di isola esotica e calda di vapori che fosse, in qualche modo, andata alla deriva fino al cuore della disciplinata medìna. Davvero, poteva essere un paradiso, il hammam ...

Il cortile era un alveare fervente di attività, concentrata in gran parte intorno alla fontana, dove si aveva facile accesso all'acqua per lavare mani, spazzole e ciotole. Gli ingredienti base come uova, miele, henné, argilla, e ogni sorta di olii, erano conservati in grossi barattoli di vetro sul cerchio di marmo che incorniciava la fontana...

Metà delle donne dell'harem avevano già assunto un aspetto orribile, con pappe e poltiglie appiccicose che coprivano completamente la faccia e i capelli. Accanto a loro sedevano le caposquadra che lavoravano in rigoroso silenzio, perché fare uno sbaglio nei trattamenti di bellezza poteva provocare danni irreparabili. Una misura sbagliata, o un passo falso nelle miscele e nei tempi di preparazione, potevano dar luogo ad allergie e prurito, o peggio ancora, cambiare il colore di una chioma dal rosso al nero corvino. Di norma, vi erano tre squadre di addette alla bellezza: la prima si dedicava alle maschere per capelli, la seconda agli intrugli a base di henné, e la terza alle maschere per la pelle e ai profumi. ...la bellezza era il solo argomento sul quale tutte le donne erano d'accordo. L'innovazione non era affatto la benvenuta. Tutte, comprese Shama e mia madre, si affidavano totalmente alla tradizione e non facevano niente senza prima consultarsi con Làlla Manì e Làlla Radiya....

Il nostro tradizionale rito del hammam prevedeva un "prima", un "durante" e un "dopo". La prima fase aveva appunto luogo nel cortile centrale, ed era lì che ci si faceva brutte, con faccia e capelli ricoperti di tutti quei miscugli indecenti. La seconda fase aveva luogo nel hammam del quartiere, non lontano da casa nostra, ed era lì che ci si spogliava e si passava in una serie di tre camere simili a bozzoli, piene di vapore. Alcune donne entravano completamente svestite, altre si mettevano un panno intorno ai fianchi, mentre le eccentriche si tenevano addosso i sarwàl, che le rendeva simili agli extraterrestri, una volta che la stoffa si era bagnata...

La fase del "dopo" prevedeva l'uscita da quel nebbioso hammam in un cortile dove ci si poteva stendere per un po', con indosso il solo asciugamano, prima di indossare abiti puliti. Il cortile del nostro hammam aveva degli invitanti divani lungo le pareti, posti su alte pedane di legno che li proteggevano dal pavimento bagnato. Tuttavia, dal momento che i divani non erano mai sufficienti a far sedere tutti quelli che frequentavano il hammam, si doveva occupare il minor spazio possibile ed evitare di intrattenersi a lungo. Quando uscivo dal bagno, ero felice che ci fossero quei divani, perché avevo sempre un sonno terribile. Anzi, questa terza fase del rito del bagno era la mia preferita, non solo perché mi sentivo rinata, ma anche perché le inservienti dei bagni, sotto istruzione della zia Habìba (che era l'incaricata dei rinfreschi per il hammam), distribuivano succo d'arancia e latte di mandorle, e a volte anche datteri e noci, per aiutarci a recuperare le forze. La fase del "dopo" era una delle rare occasioni in cui gli adulti non dovevano dire ai bambini di stare quieti e seduti, perché giacevamo tutti mezzi addormentati sugli asciugamani e sulle vesti delle nostre madri. Strane mani ti spingevano qua e là, a volte sollevandoti le gambe, a volte la testa o le mani. Sentivi le voci, ma non potevi alzare un dito, tanto il tuo sonno era delizioso. In un particolare periodo dell'anno, una rara bevanda celestiale chiamata zarì'a (alla lettera, "i semi") veniva servita al hammam sotto la stretta supervisione della zia Habìba, che cercava di assicurare un'equa distribuzione. La bibita era a base di semi di melone che venivano lavati, essiccati e conservati in barattoli di vetro appositamente preparati per le bevande del hammam. (Per una ragione che ancora non mi chiara, quella bibita meravigliosa non era servita in nessun altro luogo) ...

Ma lasciare il cortile del hammam, tutte vestite e debitamente velate, non segnava certo la fine del rituale di bellezza. C'era ancora un'altra operazione da compiere: profumarsi. Quella sera, o il mattino successivo, le donne indossavano i loro caffetani preferiti, sedevano in un angolo tranquillo, ognuna nel suo salone, mettevano del muschio, dell'ambra, o qualche altra fragranza su un piccolo braciere, e lasciavano che il fumo impregnasse loro le vesti e i lunghi capelli sciolti. Poi si intrecciavano i capelli e si truccavano con il kohl e il rossetto. Noi bambini amavamo queste giornate in modo particolare, perché le nostre madri erano bellissime, e si dimenticavano di darci ordini.

La magia dei trattamenti di bellezza e del rituale del hammam non derivava solo dal sentirsi rinati, ma anche dalla coscienza di essere le artefici di questa rinascita. "La bellezza è dentro, basta tirarla fuori", diceva la zia Habìba, atteggiandosi a regina nella sua stanza, il mattino dopo il hammam. Non posava che per se stessa, con la sciarpa di seta avvolta intorno alla testa come un turbante, e i pochi gioielli che era riuscita a salvare al divorzio le brillavano intorno al collo e sulle braccia. "Ma dentro dove?", le domandavo. "Sta nel cuore? nella testa? dove, esattamente?" Al che, la zia Habìba scoppiava a ridere. "Mia povera bambina! Non c' bisogno di andare tanto lontano e complicare le cose! La bellezza sta nella pelle! Prenditene cura, pensa ad ungerla, pulirla, levigarla, profumarla. Mettiti i vestiti migliori, anche se non c'è un'occasione speciale, e ti sentirai una regina. Se la società dura con te, reagisci coccolando la tua pelle. La pelle è politica (Al-jild siyàsa). Altrimenti, perché gli imàm ci ordinerebbero di nasconderla?"