Con il seminario Osare pensare la città femmina nasce dieci anni fa Vanda, la prima comunità scientifica italiana che studia le teorie e le opere delle donne in architettura.
La città femmina è stata pensata, fin dall'origine, non come città delle donne, ma come città del due, delle molte genti, dell'ospitalità e della relazione. E ha prodotto in questi anni molti e differenti lavori. Vanda è nata infatti come luogo aperto il cui motto è stato “chi parla fa”, e dunque ognuna ha fatto secondo i suoi interessi, modi, desideri pur nella relazione, nel consiglio e nello scambio reciproco.
I risultati vengono qui raccolti in un consistente elenco nel quale si rintracciano alcuni fili.
C'è un filo che possiamo definire “genealogico” che è andato alla ricerca delle madri dell'architettura, le prime grandi o piccole maestre completamente ignorate dalla storia e dall'insegnamento. L'idea è stata quella di scoprire non un presunto femminile in architettura ma, nella lettura e nel dialogo con quelle figure e con quelle opere, le loro qualità, i loro accenti, i contributi e attributi. Solo “a posteriori” si può guardare e riconoscere ad esempio il realismo femminile, l'attenzione ai gesti, ai corpi, al particolare, quel “cromosoma” della relazione che contraddistingue l'agire progettuale delle donne.
Un secondo filo ha portato all'attenzione le questioni del tempo e dei ritmi della città. Il Piano Regolatore degli orari, le banche del tempo, sono contributi dell'esperienza e del sapere femminile, che ha saputo cogliere la trasformazione di uno spazio/tempo cittadino non più governato dal sistema industriale e produttivo e che si apre alla vita materiale e alle necessità delle molte genti.
Un terzo filo ha individuato le ricerche e le proposte delle urbaniste dei paesi anglosassoni per discutere un'altra idea di città e di quartiere, basati sulla relazione e sulla presenza di famiglie di diverse etnie.
E infine molti fili rintracciano i modi di abitare delle donne nel presente e nel passato, l'economia della nuova società della cura, competenza femminile sul mondo e paradigma del tempo che viene. E la casa, “nido e nodo” della nostra storia, tra passione e prigione, alla quale abbiamo dedicato e dedichiamo tanta attenzione, riflessione, sentimenti, e tanta parte delle nostre vite.
Gli argomenti sono stati molti, come potete constatare dal numero e dalla varietà delle tesi. Non ho qui voluto attribuire esattamente a ciascuna di noi responsabilità e competenze nei lavori prodotti, che del resto sono firmati, perché sono fili intrecciati e mescolabili. Vanda ha organizzato anche una serie di incontri, dibattiti, seminari, relazioni, riflessioni.
E' stato un gran parlare, discutere, talvolta litigare. Credo che siano stati gettati dei semi destinati a germogliare nel pensiero e nelle opere di tante altre donne, studentesse e progettiste.