Sono nata 33 anni fa in una cittadina di mare del Molise. Mi sono laureata in Architettura al Politecnico di Milano e ora vivo a Roma dove, tra le altre cose, svolgo un dottorato di ricerca in Tecnica Urbanistica.
Mi sono trasferita a Roma dopo la laurea per stare vicina all'uomo che amo e che ho sposato, ma non mi piace molto vivere in questa città. Roma è indubbiamente una della città più interessanti del mondo, ma avrei preferito continuare a viverla da turista. La trovo infatti troppo faticosa, logorante e mi sento sempre in lotta per preservare il mio tempo, le mie energie, la mia qualità della vita. Per riuscirci meglio, abbiamo deciso di abitare fuori, in un paese in collina a pochi chilometri dalla città, ma mi accorgo che le strategie di sopravvivenza mi stanno portando a sottrarre attività e a vivere sempre più la casa come un rifugio. Torno in pace con Roma solo quando ci vado la sera o quando passeggio senza impegni nel centro.
Sono attiva politicamente e in particolare mi sta a cuore la politica delle donne che sento come necessaria per me.
Ho approfondito la riflessione sul lavoro di cura analizzandolo come modello di lavoro, come una sapienza che può essere giocata anche in ambiti esterni alla famiglia e alla casa (per esempio nel progetto del territorio). Sono convinta che quando questa sapienza diventerà patrimonio di tutti, uomini e donne, pervadendo di sé le relazioni, i modelli di lavoro, le dinamiche del potere, avremo una società migliore, compiremo un salto di qualità nella democrazia.
Tale convinzione ha a che fare col mio interesse per questa autoinchiesta: sono interessata dalle strategie e i disagi che le donne vivono in luoghi a cui è ancora estranea "l'etica della cura", in città che spesso hanno poca cura dei loro abitanti e nelle quali le politiche territoriali misconoscono quella sapienza che solo un governo paritario di donne e uomini può raggiungere.