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Progettazione

Osservazione dei luoghi
Osservazione dei luoghi

I criteri utilizzati per la progettazione del “Centro per Donne e bambini” nella favela di Colinas d’Oeste sono nati dall’osservazione diretta dei luoghi e dalla comunicazione con un gruppo di donne locali, alcune delle quali membri attivi dell’Associazione Frente das Mulheres.

La comunicazione con il gruppo di donne della favela, attraverso il questionario-colloquio, ha fornito gli strumenti per interpretare i principali bisogni e i desideri della popolazione femminile, che si sono tradotti in chiave progettuale nella definizione delle funzioni da integrare all’interno del progetto architettonico. Il sito di progetto scelto è il luogo in cui ha sede l’Associazione femminile Frente das Mulheres. La sede, una costruzione in legno (barracos), si trova sul crinale di una collina ed occupa una superficie di circa 600 mq a Nord – Est della favela.

Sito di progetto

Sito di progetto

Le attività svolte dall’Associazione sono rivolte principalmente alla popolazione femminile e consistono in corsi di alfabetizzazione e nella costituzione di una cooperativa sociale per donne con la finalità di incentivare un’attività di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. In quest’ottica è stato opportuno immaginare di collocare il progetto su un sito di normale frequentazione delle donne, quindi luogo d’incontro e socializzazione nato spontaneamente all’interno del tessuto della favela e riconosciuto da tutta la sua popolazione. Frente das Mulheres è un luogo di incontro delle donne, l’origine di un fermento tutto al femminile in cui si discutono i fatti della vita quotidiana: le necessità, i bisogni, i disagi, i desideri e i sogni. Così la poetica del progetto si è orientata ad immaginare quel luogo come una sorta di Uovo Cosmico in cui ha origine la creazione, luogo in cui si genera la vita e la trasformazione. La forma doveva, allo stesso tempo, contenere e aprirsi come occhi sul mondo, sul paesaggio della favela. L’immagine guida del progetto è stata quella di un corpo disteso di donna che nasce dalla terra che con la sua fisicità protegge quell’Uovo, origine della creazione. Quindi il valore simbolico doveva essere tradotto in segno e rappresentato con la forma: una linea curva che quasi si congiunge, intersecata dai volumi parallelepipedi che compongono la struttura. Forme ispirate dall’organicità del tessuto urbano della favela, dai fronti delle strade che si inerpicavano sui crinali delle colline naturali, dall’uso diversificato dei materiali, dalle tessiture murarie, dall’utilizzo diffuso del legno; così ho voluto riproporre nei prospetti del progetto le fantasiose composizioni delle case dei favelados.

Fronte strada

Fronte Strada


Prospetti Centro per donne e bambini
Prospetti "Centro per donne e bambini"

L’aspetto bioclimatico del “Centro per Donne e bambini” è stato studiato attentamente per rendere il più confortevole possibile la struttura utilizzando, senza ricorrere a forme di energia convenzionale, varie tecnologie edilizie a basso costo e diverse soluzioni utili anche dal punto di vista ecologico. Verranno impiegati vari componenti edilizi, per proteggere l’edificio dall’irraggiamento solare la cui energia è stata sfruttata con l’istallazione di un impianto fotovoltaico per rendere autosufficiente l’edificio; inoltre verranno raccolte e fatte circolare le correnti di aria fresca, sfruttando le forme, le tecniche, i materiali con cui esso è costruito. L’edificio è orientato nella direzione nord-sud e possiede un tetto ventilato per impedire l’aumento della temperatura interna dovuto alla radiazione solare.


 Aspetti bioclimatici.

Aspetti bioclimatici.

I componenti impiegati sono: pareti ventilate nei punti di maggior irraggiamento, oscuramento delle aperture attraverso schermi coibentati in legno, aggetti in brisoleil e barriere verdi. Le aule e i laboratori hanno pareti esterne e divisorie scorrevoli per aumentare la ventilazione. E’ prevista una fondazione continua a travi rovesce, e sul lato sud del fabbricato, in prossimità del pendio della collina, delle sottofondazioni con pali trivellati per la profondatà di 5 metri, al fine di contenere eventuali frane di dilavamento.

Planimetria 1 piano Planimetria 2 piano
Planimetria 1 piano Planimetria 2 piano

Gli spazi interni sono pensati come un organismo flessibile nel tempo che può essere trasformato e rimodellato dalle successive generazioni che fruiranno di quello spazio; inoltre saranno le donne stesse a decidere come suddividere lo spazio attraverso l’implementazione di laboratori di partecipazione, adoperando la tecnica dell’open space technology.

Vista dalla piazza verso il nido, l'asilo e la biblioteca Vista dalla piazza verso l'ingresso, gli ambulatori e i laboratori
Vista dalla piazza verso il nido, l’asilo e la biblioteca Vista dalla piazza verso l’ingresso, gli ambulatori e i laboratori

Gli stessi principi per la creazione e la definizione degli spazi saranno adoperati per la sistemazione della piazza antistante il fabbricato ed il parco giochi per i bambini. In questo caso i bambini saranno chiamati a partecipare alla progettazione e alla realizzazione del loro parco giochi attraverso l’organizzazione di laboratori creativi.

Vista dal giardino verso il nido, l’asilo,la biblioteca,gli ambulatori e i laboratori Vista dalla piazza verso l’ingresso, l’info-point, il terrazzo e il caffè-shop
Vista dal giardino verso il nido,
l’asilo, la biblioteca, gli ambulatori e i laboratori
Vista dalla piazza verso l’ingresso, l’info-point, il terrazzo e il caffè-shop

La partecipazione alla progettazione architettonica con la popolazione è un obbligo doveroso da parte del progettista, che diventa così interprete dei reali bisogni delle persone e se ne appropria, traducendoli in spazi vivibili. Questo approccio alla progettazione è laborioso e lungo, dilata i tempi della realizzazione, ma allo stesso tempo crea nelle persone che partecipano al progetto un senso di appartenenza e di affezione che trasmetterà alle future generazioni. Ciò comporta un riconoscimento dei luoghi forte e radicato, il luogo diventa parte della loro coscienza, della loro vita e in quanto tale è curato e rispettato e sopravvive nel tempo.

Le esigenze emerse dagli incontri con le donne di Colinas d’Oeste sono state poi tradotte in un progetto di Architettura e Sviluppo, attualmente in attesa di realizzazione grazie ad un programma di cooperazione decentrata tra l’Associazione Femminile Kalè (Italia), Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, Municipalità di Osasco, San Paolo (Brasile), ONLUS ETABETA, Milano.

Il progetto architettonico è frutto della collaborazione degli abitanti della Favela di Colinas d’Oeste con le architette: Tommasina Gengaro, Rebecca Tagliarini, Chiara Dall’Acqua.