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Il Questionario-intervista

Per entrare in contatto con la popolazione femminile sono stati organizzati dei plenair con la mediazione dell’Equipe Social del Comune di Osasco e l’associazione Frente das Mulheres.

È stato sottoposto un questionario-intervista di 20 domande su un campione di 50 donne dal quale ho colto i comportamenti e le motivazioni della popolazione femminile della favela. L’intervista è avvenuta mediante un questionario con domande aperte e indicazioni che mi servivano da traccia e indicavano i temi da trattare nel corso dell’intervista. L’ordine col quale i temi sono stati affrontati e la formulazione delle domande erano solo indicativi e mi lasciavano la possibilità di fare valutazioni, spiegare il significato e chiedere chiarimenti. Le interviste faccia a faccia con le donne sono state svolte in loco e hanno dato la possibilità di condividere alcuni momenti della vita dei soggetti studiati e di osservare l’ambiente naturale dell’interazione sociale.

Interviste con le donne. Favela di Colinas Planair con le donne. Favela di Colinas
Interviste con le donne. Favela di Colinas Planair con le donne. Favela di Colinas

Le informazioni raccolte durante le interviste-colloquio svolte nella comunità femminile sono state elaborate e mi hanno permesso di estrapolare dati rilevanti e utili al mio scopo: quello di tracciare un profilo identitario della comunità femminile con particolare riferimento alle loro strategie, ai loro desideri dell’abitare e sulle loro aspettative di vita. Lo strumento elaborato per l’intervista e la raccolta dei dati intendeva essere uno strumento flessibile, una traccia che permettesse un approccio integrato, quantitativo e qualitativo. Esso era composto da una serie di domande chiuse, seguite da domande aperte e argomenti che dovevano dare la possibilità alle intervistate di esprimere il loro modo di vedere le cose. La scelta di un tale approccio “ibrido” mi ha permesso di raccogliere dati per descrivere la situazione e giungere a conclusioni utili ai fini della ricerca, al tempo stesso di essere aperta verso l’imprevisto. La possibilità di raggiungere un maggior grado di approfondimento relativo ai modi di vivere e pensare della comunità femminile studiate compensa, inoltre, il fatto che il campione utilizzato non può ritenersi rappresentativo per un approccio puramente quantitativo.

Le domande chiuse riguardavano alcuni dati socio-demografici sul nucleo familiare ed i rapporti con l’esterno, le domande aperte esploravano diversi argomenti quali: l’organizzazione e la percezione delle caratteristiche spaziali della favela e dell’abitazione; l’organizzazione della vita sociale e culturale con particolare attenzione agli spazi adibiti a tali attività; desideri e aspettative di vita.

I caratteri identitari della popolazione femminile della favela sono stati influenzati da alcuni elementi indiscutibili: l’uso rigidamente selettivo, e si può dire classista, dello spazio urbano, creando un’evidente contrapposizione tra la città ufficiale e quella informale; le persecuzioni e la discriminazione esterna, molto avvertita da tutti e che ha influenzato la coesione interna di questo gruppo sociale; la forte tradizione associativa, anch’essa molto legata allo spazio, sulla base dell’appartenenza alla favela.

Per quanto riguarda gli elementi emersi dalle domande riguardanti la costruzione della casa, il reperimento dei materiali da costruzione e la scelta del sito, i risultati dedotti percorrono strategie e soluzioni riscontrate generalmente in altre realtà di insediamenti informali. La pratica del reciproco aiuto (mutirão), è la forma sempre più utilizzata ed importante nella costruzione della casa. Contando sull’aiuto di parenti e amici, i favelados si mettono insieme durante i loro giorni di festa e i fine settimana e costruiscono le loro case. La pratica del reciproco aiuto costituisce senz’altro negli insediamenti informali la dimostrazione dell’efficacia di una rete di solidarietà e insieme di lavoro vissuti giorno per giorno dagli abitanti, come modo di rispondere ad alcuni dei loro bisogni pri¬mari. La maggior parte delle donne partecipa attivamente alla costruzione della casa: sia per quanto riguarda la suddivisione dello spazio interno, che per la distribuzione delle funzioni; inoltre contribuisce in maniera efficace all’edificazione dell’abitazione ed al reperimento dei materiali da costruzione.

Desiderano possedere una casa in muratura dotata di tutti i comfort, in particolare descrivono la parte centrale dell’abitazione costituita da un ampio soggiorno su cui si affaccia la cucina e dove poter riunire i componenti della famiglia. Oltre alle mansioni classiche della cura della casa e dei figli, le donne sognano di svolgere un’attività lavorativa di tipo artigianale o commerciale all’interno della loro abitazione. La scelta del sito dove costruire il proprio alloggio è determinato principalmente dalla presenza di parenti, amici già stanziati nei luoghi e dalla possibilità di trovare uno spazio sufficientemente ampio, occupato generalmente in maniera abusiva. L’attivismo delle donne nella favela si manifesta soprattutto con la necessità di uscire dalle mansioni tradizionali di madri e di mogli, vogliono essere propositive e rivestire una parte attiva nei processi decisionali per quanto riguarda gli ambiti familiari e comunitari.

Incontro con le donne lavoratrici
Incontro con le donne lavoratrici

Sono disposte a sacrifici anche pesanti per migliorare la loro istruzione e ottenere così una qualificazione professionale che permetta loro di avere maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. I loro sacrifici sarebbero però vani senza l’appoggio delle istituzioni che garantiscano loro tutta una serie di servizi quali, ad esempio, strutture istituzionalizzate come i nidi e gli asili che non esistono all’interno della favela, alle quali affidare i figli. Per la mancanza di queste strutture le donne lavoratrici, che si assentano da casa anche per dodici ore,sono costrette ad affidare i propri figli ai vicini o a lasciarli a se stessi per strada, e soggetti in molti casi a forme di violenza. Proprio per questo hanno accolto positivamente la creazione di un centro di cultura e formazione per donne e bambini, perché ritengono fondamentale migliorare la qualità della loro vita attraverso l’accesso alla cultura che per tradizione e condizione di povertà gli è stato negato. Le intervistate sono tutte disposte a partecipare alla realizzazione in regime di autocostruzione di un “Centro per donne e bambini”, con le seguenti funzioni:

  1. asilo-nido
  2. centro ascolto e orientamento
  3. ambulatorio medico (psicologico,pediatrico e ginecologico)
  4. laboratori
  5. corsi e laboratori di formazione professionale
  6. corsi di alfabetizzazione
  7. caffetteria e shop.