Tempi e Spazi
Laboratorio
sugli SPAZI


sei in Tempi e Spazi  Spazi  Verso una nuova filosofia delle citttà > La “dimensione di genere” applicata alla città e alla pianificazione territoriale

La “dimensione di genere” applicata alla città e alla pianificazione territoriale

Bisogna fare, però, un successivo passo: aiutare le donne povere della città a prendere oscienza di sé, di essere cittadine attive e partecipative dei processi decisionali inerenti la pianificazione urbana e territoriale.

La partecipazione ha assunto forme concrete, soprattutto attraverso la diffusione di un’innovazione brasiliana: la partecipazione alla stesura del bilancio. L’esperienza brasiliana, se arricchita dalla partecipazione effettiva delle donne, potrebbe portare alla redazione di un “Bilancio di Genere”. Questo diventerebbe uno strumento efficace per differenziare le azioni, prevenire le disuguaglianze, riparare gli squilibri tra uomini e donne nella città. Sono infatti le donne i soggetti più a rischio di povertà, coloro che hanno un reddito mediamente inferiore a quello degli uomini, ma che allo stesso tempo permettono la vita materiale, psichica, esistenziale di tutte e tutti. La redazione di un “Bilancio di Genere”, infine, consentirebbe di rendere visibile, e quindi di verificare, la volontà di realizzare politiche di genere. Intendo, con questo, politiche capaci sia di contrastare gli squilibri economici, politici, sociali fra uomini e donne, sia di fare proprie, come bene comune, le esperienze, i saperi, le visioni e le pratiche che le donne hanno consolidato nei terreni più vari, dall’ambiente alla mediazione sociale, alla cura e altre ancora.

La “dimensione di genere” applicata alla città e alla pianificazione territoriale è oggetto di un ampio dibattito nell’Europa contemporanea che ha prodotto la stesura di programmi che si affiancano ai metodi tradizionali di pianificazione urbana. La Carta Sociale Europea, la Carta Europea per l’uguaglianza e le pari opportunità degli uomini e delle donne nella vita locale, sono nate per contrastare le manifestazioni di disagio nelle periferie urbane delle città, e hanno consolidato un modello di Welfare inclusivo e di piena esigibilità dei diritti universali di tutti i cittadini, nonché l’effettivo esercizio del diritto a una qualità della vita sostenibile per tutti. Sul piano operativo restano tuttavia alcune difficoltà, legate alla complessità, sia teorica che pratica, della pianificazione urbana, spesso considerata un esercizio dall’alto verso il basso, tecnocratico e scomodo, separato dalla realtà e dimentico delle necessità concrete presenti e future dei cittadini. Per raggiungere questi obiettivi a livello locale è necessario sostenere l’infrastrutturazione di una serie di iniziative volte a creare interventi di qualità che restituiscano dignità alle persone coinvolte.