A fronte di tali problematiche, un primo contributo internazionale è maturato nell’ambito del convegno delle Nazioni Unite sul tema del "Urban Management Programme and the Habitat Agenda", svoltosi ad Istanbul nel giugno 1996. In tale contesto è stata promossa la strategia del decentramento amministrativo e della partecipazione attiva delle popolazioni nella riqualificazione e risistemazione dei quartieri poveri come unica via per risolvere il problema del risanamento ambientale. In ambito europeo ed internazionale, un contributo al dibattito sulla cittadinanza e sulla città è costituito dalla “Carta europea delle Donne”, uno strumento progettato per innescare un processo d'analisi permanente ed aperto, che contiene una serie di proposte concrete ed operative, al fine di favorire una cittadinanza attiva delle donne nell'ambito dei piani di sviluppo del territorio e della città. In questa visione, le donne possono giocare un ruolo di catalizzatore nel processo di cambiamento e di miglioramento del modello di vita di tutti, soprattutto per i soggetti più svantaggiati, in quanto materialmente più consapevoli delle problematiche della quotidianità e più esposte a preoccupazioni essenziali che accomunano tutti i cittadini, come la sicurezza, la mobilità e l’habitat. Un ulteriore importante contributo delle Nazioni Unite è il Progetto del Millennio (3) che ha identificato strategie pratiche per sradicare la povertà, aumentando gli investimenti in infrastrutture e capitale umano e promuovendo al contempo l’uguaglianza di genere e la sostenibilità ambientale. La task force sul Miglioramento delle Condizioni di Vita degli Abitanti degli Slums ha identificato le strategie necessarie per far fronte ad una delle più importanti sfide del nostro tempo: le città nei Paesi in Via di Sviluppo devono migliorare la vita degli abitanti degli slums e gestire una popolazione urbana in crescita. Questa sfida può essere affrontata se le autorità locali e i governi nazionali collaborano con i poveri delle città con metodi di partecipazione aperta. Questi metodi possono dare la possibilità ai poveri urbani delle città, uomini e donne, di partecipare alle decisioni sulle infrastrutture e sui servizi pubblici che riguardano la loro vita.
Gli slums mancano delle caratteristiche di un’abitare dignitoso: sicurezza, comfort, privacy, solidità strutturale, ventilazione, riscaldamento, energia elettrica, acqua potabile, installazioni igieniche, strade pavimentate e marciapiedi, illuminazione pubblica, fognature e accesso ai servizi sanitari e d’emergenza. Questa privazione, a sua volta, riduce la possibilità per i poveri delle città, in particolare donne e bambini, di difendersi dalle malattie trasmissibili, di conservare gli alimenti nel modo giusto, di ottenere cure mediche adeguate, di essere protetti da pericoli, di accedere all’istruzione regolare e al lavoro – in sintesi, di accedere alle opportunità (e alle reti di sicurezza) che le città offrono ai loro cittadini più fortunati. La soluzione del problema degli slums non è più, come adombrato nell’iniziativa “Cities without Slums”, l’eliminazione degli slums e la formazione di barriere a nuovi insediamenti informali. Le politiche proposte sono, in effetti, l’antitesi di questo tipo d’approccio. Esse si fondano sul capovolgimento del principio delle “forced evictions” in mantenimento degli abitanti insediati e migliori standards per gli stessi; sulla sostituzione della pratica del laissez-faire urbanistico con l’adozione di misure strategiche per offrire ai nuovi immigrati urbani un’alternativa all’insediamento negli slums. Buone intenzioni sono state sottoscritte in Piani d’Azione esemplari, come ad esempio l’Agenda 21 e l’Agenda Habitat. Gli interventi contemplati da queste nuove politiche sono, pertanto, di due tipi. Il primo, riguardante l’esistente, prevede la regolarizzazione fondiaria e la riqualificazione partecipata degli insediamenti informali urbani, salvo quelli la cui localizzazione comporta rischi ambientali ineliminabili per la popolazione insediata. Il secondo, riguardante il futuro, prevede la messa a disposizione di aree attrezzate per l’unico meccanismo percorribile per creare alloggi decenti a costo minimo: l’autocostruzione assistita.
Si deve quindi fornire un’opportunità politica ed economica, migliorare i servizi e la qualità dello spazio pubblico, pianificare le necessità future, aumentare le fonti locali di reddito e attrarre gli investimenti. Dopo diversi anni durante i quali si sono portate avanti strategie fallimentari, basate sugli incentivi alla costruzione di edifici popolari, con il risultato di privilegiare alcune famiglie a scapito della gran parte della popolazione senza incidere significativamente sul problema, la nuova strategia proposta si basa sulla scelta di promuovere, quando possibile, la riqualificazione dell’edilizia informale. È necessario avere la visione, l’impegno e le risorse per riunire tutti gli attori, e svolgere i compiti di una città ben governata, cooperando e dialogando in modo attivo con tutti i cittadini, in particolare con gli abitanti delle favelas, sia uomini che donne.
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| Abitanti di Colinas d’Oeste, Osasco | Abitanti di Colinas d’Oeste, Osasco |