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Le Primate City

L’anomalia principale dell’urbanizzazione dei Paesi in Via di Sviluppo, rispetto ai Paesi occidentali, è la mancanza di una base industriale in grado di spiegare il fenomeno e di valorizzarlo, come è accaduto invece nelle metropoli dei paesi industrializzati.

Il modello di queste città, al contrario, è un modello coloniale. Il loro sviluppo estremamente squilibrato trova le sue radici nelle anomalie del settore economico, che ha fatto nascere le metropoli su basi tecnologiche-culturali straniere o radicate in altri continenti. Il rapporto dipendente con il mondo occidentale ha provocato per lo più una rottura con gli antichi equilibri strutturali, demografici e socio-culturali, aumentando il divario tra aree metropolitane e aree periferiche.

Si è verificato così il modello distributivo della primate city, in cui dominano una o due città di grandi dimensioni e mancano città di media grandezza, creando una gerarchia funzionale dei centri urbani che, sorti in relazione alla colonizzazione europea, sono integrati nel sistema economico mondiale, ma estranei al loro territorio. La primate city concentra gran parte delle funzioni politiche, economiche e istituzionali del paese.

Inoltre questo squilibrio non si manifesta solo a livello territoriale, ma anche all’interno delle città, che presentano caratteristiche particolari, come gli insediamenti informali, che caratterizzano sia la loro struttura fisica che i meccanismi di funzionamento. Solo comprendendo i meccanismi strutturali di questo modo di produzione e consumo della casa e della città si può intervenire sulle politiche di sviluppo.