Di solito i giovani conquistano l’attenzione della società civile, quando sono protagonisti di eventi orrendi su cui si scrivono articoli, si organizzano dibattiti radiotelevisivi dove gli adulti si interrogano, cercano di capire e di dare una risposta ai tanti perchè che queste storie suscitano. E’ difficile riconoscere ed accettare che anche nell’universo affettivo delle persone più giovani ci siano lati luminosi e scuri, pulsioni creative e distruttive, devianze di ogni tipo. Indagare questo universo richiede strumenti di conoscenza adeguati che chi scrive queste note introduttive non possiede, ma nascondersi dietro questa consapevolezza e non agire, cogliendo ogni occasione per dare espressione alla parte più positiva e creativa che c’è in ogni persona, ci rende complici di una deriva senza limiti.
Purtroppo le cronache non sono avare di storie che hanno al loro centro trasgressioni e devianze di adolescenti e giovani, talvolta rivolte anche verso di sé (lo sballo, le gare estreme, ecc.). In queste storie colpisce riscontrare che è sempre più frequente ricondurne l’origine all’uso del proprio tempo. Spesso infatti la molla che spinge alcune/i giovani a fare del male a sé, agli altri e al mondo, è quella di trovare qualcosa da fare per “occupare” il proprio tempo, per rompere la propria noia e solitudine anche se si è un branco. Dopo un po’ di tempo anche le prime pagine dei giornali passano ad altro, tutto viene risucchiato e chiuso nel silenzio che copre spesso tante ipocrisie, colpevoli incoerenze e inadeguatezze nell’agire degli adulti.
Tempi e spazi delle città che preparano il loro futuro
Fra le diverse cause che spingono alcune/alcuni giovani a fare scelte inqualificabili per rompere la loro noia, sicuramente non mancano le città avare di spazi, servizi e opportunità, per accogliere e valorizzare questo tempo della vita, riconoscendone la cittadinanza anche attraverso la qualità urbana. Ma sarebbe troppo semplicistico e rozzo fermarsi e liquidare il tutto così. Indagare e riflettere sulle origini di questo universo di pulsioni, sulla noia, sulla solitudine e sul senso di estraneità che molti giovani sentono ed esprimono anche attraverso i loro modi di abitare la città, come si è detto, non è il tema centrale di questo contributo. Un tema che è stato e che rimane ben presente alla nostra ricerca e al nostro agire per trovare i modi più appropriati per far sentire anche alle persone più giovani che la città è un bene comune. Un bene che occorre tutelare con un progetto collettivo (e quindi anche con la loro partecipazione diretta) per renderla accogliente, significante, espressione di ogni età, genere, provenienza, creatività.
L’uso del tempo libero ci sembra (fra le tante), una chiave per aprire spiragli sui misteri racchiusi nel processo di trasformazione (difficile e spesso doloroso) che si compie in questo tempo dell’esistenza che ruota sulla scoperta-ricerca di sé. Un approccio che può contribuire ad individuare le risposte più adeguate per trasformare la città-cornice, falsamente neutra, indifferente, contraddittoria, piena di tante ingiustizie e disuguaglianze, in una città consapevole di preparare il suo futuro, in altre parole in una città che anche nei suoi tempi e spazi è attenta, capace e impegnata a dare espressione e cittadinanza a questo tempo della vita che è determinante e che segna l’esistenza di ogni persona.
La tesi Teen centers: esigenze degli adolescenti e spazi per il tempo libero in città. Il caso di Pistoia, di cui pubblichiamo una sintesi, ci offre l’occasione per portare un contributo sulle problematiche relative all’abitare delle giovani generazioni. Su questa stagione dell’esistenza il Comune di Prato ha avviato nel 2006, nell’ambito dell’aggiornamento del Piano dei Tempi e degli Spazi, una ricerca che ha riguardato in particolare la vita sociale e le attività di “tempo libero” delle giovani generazioni e la dimensione spazio-temporale della vita quotidiana delle giovani mamme. Sulle donne e sui giovani, infatti, ricade una parte significativa delle contraddizioni e dei problemi determinati da una città non pensata come luogo delle opportunità, del ben-essere e dell’agio per chiunque la abiti in ogni tempo e condizione della vita. Quanto è emerso da questa ricerca, che ha coinvolto studenti di alcuni istituti superiori di Prato (vedi file scaricabile nel menu), ha rafforzato la proposta del Piano di creare spazi per accogliere attività non tanto per ‘riempire e comprimere il proprio tempo’, ma per aprirsi a nuovi orizzonti ed esperienze (anche culturali) a “partire da sé”.