I percorsi della conoscenza conducono spesso i ricercatori a misurarsi con saperi estranei alla loro formazione. Spinti dalla curiosità, dalle istanze del quotidiano o da un bisogno puramente intellettuale, essi si ritrovano ad esplorare territori sconosciuti di cui è facile subire il fascino, come accade quando si incontra una persona nuova o si visita un nuovo paese. Quanto più si allontanano dall’alveo della loro scienza, spingendosi “ai limiti e oltre i limiti della comprensione comune”, tanto più la ricerca diviene “un’avventura intrinsecamente rischiosa”, un’avventura, cioè, dall’esito imprevedibile che può aprire a “nuove opportunità di avanzamento scientifico e tecnologico” o condurre ad un nulla di fatto. (1)
Talvolta l’osservazione delle affinità delle intenzioni (se non degli obiettivi) genera stupore, conferma un operare correttamente orientato e sembra dimostrare la natura artificiosa dei confini disciplinari o, se si vuole, la natura ultradisciplinare della realtà. Più comunemente, dal confronto emergono varietà e differenze che, evidenziando l’indeterminatezza e finanche le ambiguità della conoscenza, possono alimentare ripensamenti accompagnati, spesso, da un senso di incertezza. Se ciò accade, quanto era dato per assodato, definito, viene messo in dubbio; i pensieri ritornano in circolo per tentare di raggiungere un punto di equilibrio nuovo e più avanzato, sebbene fragile e provvisorio, che chiamiamo “innovazione”.
Attraverso le sintesi tra i saperi la conoscenza si espande, e il frutto di tale espansione – l’innovazione, appunto – esprime, ancora e per altro verso, la pervasività del pensiero che nel suo procedere ignora o abbatte le barriere erette a protezione dei saperi. (2)
Antonio Laurìa
Dicembre 2008