Uso la videoproiezione perché mi attrae come la luce, che materialmente non esiste, possa creare l'effetto con immagini anch'esse irreali.
Queste immagini sono virtuali e simulano una situazione che può divenire attuale avendo la possibilità di offrire una visione speciale della realtà, che la rende somigliante e insieme diversa da come normalmente la percepiamo grazie all'artificio che stravolge la statica realtà preesistente della facciata dell'ex caserma.
Questo mezzo dà origine a una doppia “illusione”: quella visiva, ovvero la distorsione visiva data dalla sovrapposizione dell'immagine all'edificio, e quella concettuale.
La scelta di interagire con lo spazio pubblico utilizzando la tecnica della videoproiezione si è rivelata oltretutto la migliore per rispettare il contesto urbano senza intaccarlo con metodi invasivi quali sarebbero stati magari l'applicazione di sagome di carta o l'utilizzo di pitture. Ho potuto successivamente considerare il fatto che qualsiasi altro mezzo avessi utilizzato sarebbe stato di difficile accettazione per Venezia, dichiarata patrimonio mondiale da parte dell'Unesco nel 1979, per via di tutte quelle condizioni che ne vincolano, e tutelano, ogni singolo mattone.
di Giulia Perli