Responsabile nazionale DS per Sostenibilitą e Politiche del Territorio
Le ragioni per le quali non si è ancora aperto un grande dibattito sulle proposte di riforma del governo del territorio sono a mio avviso molteplici. La prima è la scarsa comunicabilità e consapevolezza dell’opinione pubblica dell’importanza dei temi che riguardano il governo del territorio il quale, con troppe difficoltà, riesce a superare il ristretto ambito disciplinare per diventare invece una grande questione culturale politica e sociale. Sono convinta che sia necessario far diventare il governo del territorio l’oggetto di una discussione “vera” nel Paese perché questo si intreccia con i destini, con le aspettative, con i sogni e le necessità di milioni di cittadini. L’urbanistica e il governo del territorio hanno rappresentato e rappresentano il modo di declinare concretamente le scelte della politica per il sistema economico e per la vita dei cittadini, perchè rappresenta la capacità di dare risposte alle esigenze dei cittadini, di offrire loro le opportunità di sviluppo e di occupazione, di garantirne i diritti di cittadinanza. La difficoltà deriva a mio avviso anche dal fatto che si tratta di affrontare temi delicati che coinvolgono interessi forti (la proprietà fondiaria, i lavori pubblici ecc.) e allo stesso tempo operare per promuovere e rendere prioritari gli interessi della collettività rappresentati dalla qualità dello sviluppo, dalla tutela delle risorse non rinnovabili, dalla valorizzazione dell’immenso patrimonio storico, artistico, archeologico, paesaggistico e ambientale del nostro Paese. Non è da dimenticare che il dibattito sulla riforma della legge urbanistica del 1942 è stato importante in tutta la storia della seconda metà del secolo scorso e ha rappresentato, talvolta, l’elemento di snodo e di crisi dei governi del dopoguerra, nel periodo della ricostruzione postbellica, ha acceso i dibattiti parlamentari del periodo dell’espansione e delle grandi opere pubbliche degli anni ‘70 e ‘80, dalla legge Bucalossi a quella dei condoni edilizi e ha infine avuto il suo epilogo nell’urbanistica contrattata degli ultimi venti anni.
La seconda ragione è che a mio avviso manca la consapevolezza da parte dei cittadini di quanto le trasformazioni fisiche del territorio e delle città influiscono direttamente sulla qualità della vita. Spesso queste tematiche sono avvertite solo quando si verifica e si affronta una emergenza ambientale, come la realizzazione di un impianto di smaltimento di rifiuti o di una infrastruttura. Solitamente l’esasperazione del conflitto sociale è il frutto della sfiducia nei confronti delle istituzioni e della disinformazione ed è per questo necessario a mio avviso che la ricomposizione di una eticità nei rapporti di convivenza civile passi per la capacità della politica di interagire e interpretare i bisogni e le necessità dei cittadini. La riforma del governo del territorio può essere un ottimo terreno di confronto tra i cittadini, la politica e le istituzioni.
La terza ragione è che l’iter parlamentare dei disegni di legge presentati alla Camera e al Senato non è stato ancora avviato, in quanto non è ancora iniziato l’esame da parte delle competenti Commissioni. Questo in parte giustifica il silenzio sui disegni di legge presentati. Da parte nostra, Democratici di Sinistra, abbiamo avanzato una proposta di riforma del governo del territorio sul quale il gruppo parlamentare dell’Ulivo ha predisposto il testo e depositato il disegno di legge (A.C. 2319). All’interno di un quadro politico più generale, noi Democratici di Sinistra abbiamo formulato questa proposta di riforma seguendo un percorso di confronto e di dibattito sui temi e sui contenuti della riforma del governo del territorio, partendo dalle condizioni che hanno determinato le trasformazioni in questi anni, ma anche considerando le scelte e gli strumenti che abbiamo utilizzato per promuovere il cambiamento e governare.
Oggi, a me pare ci siano le premesse e le condizioni per rilanciare questo importante ragionamento e costruire un progetto politico basato anche sul patrimonio della nostra identità, della nostra storia e della nostra cultura urbanistica, che ci consenta di far nascere e sviluppare finalmente la nostra idea di un futuro di qualità per le città e per i territori. Per formulare la proposta di riforma del governo del territorio, l’approccio è stato quello di coinvolgere le nostre amministrazioni impegnate quotidianamente sulle scelte politiche di governo locale, ma anche di aprirci al confronto e al contributo della comunità scientifica e accademica, delle rappresentanze sociali e ambientaliste oltre che del mondo economico, valorizzando le esperienze e il patrimonio rappresentato dai contenuti delle nostre proposte di riforma presentate nelle scorse legislature. Siamo pervenuti, dopo una serie di importanti appuntamenti – dai convegni tenuti a Roma, alla Festa nazionale dell’Unità a Pesaro al convegno di Firenze dell’ottobre scorso - ad una proposta di riforma strutturata ma aperta a tutti i contributi che possono rappresentare i diversi punti di vista.
La riforma del governo del territorio dovrà essere sicuramente l’occasione per garantire la centralità delle dotazioni territoriali come espressione concreta dei diritti di cittadinanza tutelati dalla Costituzione. L’obiettivo strategico è coniugare le sfide della modernizzazione con i principi della sostenibilità ambientale ma anche della coesione e della solidarietà sociale.
La nostra proposta prevede che le dotazioni territoriali debbano garantire i livelli minimi essenziali delle prestazioni sociali sul territorio nazionale come detta la Costituzione. Devono quindi essere individuati, con chiarezza, quali sono questi livelli da garantire, rendendo certi i diritti di cittadinanza: l’assistenza sociale e la sanità, l’istruzione, l’innovazione e la ricerca, l’esercizio della libertà di religione, la fruizione del tempo libero, della cultura e dello sport, la mobilità, l’accessibilità e il trasporto pubblico, il godimento dei beni paesaggistici e storici, la tutela dell’iniziativa economica in coerenza con l’utilità sociale e la sicurezza del lavoro, il servizio abitativo sociale. Questi rappresentano gli elementi costituitivi di un rinnovato welfare per le città e per le comunità.
Ritengo che questo sia uno dei passaggi essenziali che la riforma statale dovrà fare, inquadrando gli elementi fondamentali, ma nello stesso tempo delegando ad un atto normativo di secondo livello il compito di definire, in modo specifico e puntuale dopo un ampio dibattito, la quantità e la qualità, l’efficienza, la razionalizzazione dei servizi da rendere ai cittadini.
Con le dotazioni territoriali affrontiamo anche un altro tema molto importante: quello dell’edilizia e del servizio abitativo sociale. Occorre pensare non soltanto alla residenza in affitto, ma alla variegata domanda a cui oggi dobbiamo rispondere, costituita innanzitutto dall’emergenza abitativa ma anche del disagio diffuso e dall’edilizia temporanea, per consentire una maggiore flessibilità nel campo del lavoro, dello studio, delle relazioni umane e familiari.
Le dotazioni territoriali indicate dalla legge non possono che essere considerate quindi dei requisiti minimi per garantire i livelli essenziali sul territorio nazionale; così per l’edilizia destinata all’affitto sociale per la quale le Regioni, nella loro piena autonomia, dovranno verificare i fabbisogni pregressi e futuri e determinare le modalità, i criteri e i parametri tecnici ed economici del servizio da fornire ai cittadini.
Dalla metà degli Anni ’60 le istanze concrete e più strettamente legate ai temi del welfare hanno determinato l’introduzione dei servizi connessi alle attività residenziali e al sostegno alla famiglia. Questo è avvenuto grazie soprattutto alla sensibilità delle donne che hanno vissuto direttamente la mancanza di servizi adeguati. Il processo di riconoscimento di queste istanze sociali nelle norme, nelle regole e nelle politiche di investimento è per diversi motivi molto lento e difficoltoso. Lo è stato negli anni ’60 per la battaglia che poi ha faticosamente prodotto il DM. 1444/68, lo è oggi per introdurre nel complesso sistema normativo elementi adeguati ai nuovi fabbisogni. E’ importante quindi riavviare con forza la discussione sulla tematiche della qualità della vita e delle politiche spazio-temporali per allargare la conoscenza e sensibilizzare nei diversi livelli i soggetti decisori. La legge sul governo del territorio può rappresentare una occasione per contribuire almeno in parte alla discussione ma importanti sono anche, altre esperienze come ad esempio l’attività che svolto la Consulta “Gianni Rodari” che è riuscita a portare all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni il delicato tema dei diritti dell’infanzia e di tutte le questioni legate alla vita da zero a sei anni.
Partendo proprio dalle esperienze delle leggi regionali e dalla loro concreta applicazione è possibile anche costruire una strumentazione di livello nazionale di nuove politiche di sicurezza e di garanzia sociale implementando anche normative esistenti che hanno sicuramente modificato in meglio la situazione rispetto a qualche anno fa.
Ma c’è ancora molto da fare!
Quello che appare evidente è la necessità di attivare la società civile per rendere espliciti questi fabbisogni e queste domande sociali oggi in parte ancora latenti e non sufficientemente rappresentate.
Il governo Prodi sta affrontando la pesante eredità che aveva lasciato il governo precedente e ha fortemente caratterizzato la sua attività politica e legislativa sulle questioni sociali, sul risanamento e sul rilancio dell’economia. Tutte questioni prioritarie di grande rilevanza economica e sociale alle quali è giunto il momento di affiancare una accelerazione, anche in questa direzione, con un più stretto dialogo con il Paese, attraverso la mobilitazione sinergica di tutte le forze della coalizione.
La costruzione della riforma del governo del territorio è quindi a mio avviso un percorso di partecipazione per tutti, nel quale sono chiamate in causa le diverse componenti della società e le istituzioni competenti, ognuno per la propria parte. Per attuare questo processo di riforma dobbiamo ragionare e confrontarci, in modo da rendere sinergiche le nostre esperienze, per disegnare compiutamente l’idea che abbiamo della qualità della vita delle nostre città e dei nostri territori, per rispondere ai nuovi “diritti di cittadinanza”, per incidere sullo sviluppo economico e prefigurare un diverso modello di sviluppo più equo e sostenibile per il nostro Paese. Questo, per tutti, è un grande impegno per il nostro futuro.