Tempi e Spazi
Laboratorio
sugli SPAZI


sei in Tempi e Spazi  Spazi  Standard urbanistici fra tempi e spazi

Standard urbanistici fra tempi e spazi: verso quali scenari di welfare urbano?

Alcune domande a tecniche, ricercatrici e attiviste urbane

Lo scorso 6 ottobre si è tenuto l’incontro nazionale “Donne tempi e spazi. Confronto fra le amministratrici, tecniche, ricercatrici e donne che riflettono sulla città”, organizzato dall’Ufficio Tempi e Spazi del Comune di Prato. L’obiettivo delle promotrici era riprendere il filo di un percorso di genere sulla qualità dei tempi e degli spazi di vita e aprire su tali tematiche un confronto costruttivo con il nuovo Governo nazionale. Di fatto l’incontro è stato anche l’occasione per far emergere dall’ombra un pezzetto di storia delle donne sulla qualità del vivere urbano.

Ci riferiamo in particolare al contributo di Marisa Rodano (testo integrale dell'intervento in formato PDF, 260k), che ha tracciato la storia del percorso intrapreso dal movimento organizzato delle donne, in particolare dall’Unione Donne Italiane, fra la fine degli anni ’50 e inizio anni ’60, per dotare le città di un minimo obbligatorio di servizi e per renderle rispondenti alle esigenze reali della popolazione. Il D.M. 1444 del 1968 sugli standard urbanistici è il risultato di questo percorso e, come dimostrano i numerosi richiami che ad esso hanno fatto le diverse relatrici a Prato, ancora oggi viene riconosciuto come una pietra miliare nel riconoscimento del ruolo fondamentale che i servizi pubblici svolgono per la vivibilità delle nostre città.

Sui limiti degli standard, intesi ed applicati generalmente come quantità minima da realizzare in zone omogenee del territorio comunale, si è molto discusso negli ultimi anni fino ad arrivare, con il precedente Governo, alla proposta della loro abolizione avanzata attraverso il disegno di legge Lupi (“Principi in materia di governo del territorio”). Il nuovo Governo si prepara a definire una nuova legge nazionale urbanistica che vorremmo prendesse decisamente le distanze dalla proposta Lupi e arginasse la pericolosa tendenza, ormai in atto nella pratica urbanistica corrente, a dimenticare che nel degrado di Scampia (Napoli), de Le Piagge (Firenze), di San Basilio (Roma), ecc. concorre fortemente l’assenza di tutti quei servizi che garantiscono ad ogni persona di abitare pienamente la città e il territorio a partire dal suo quartiere. Il nostro abitare, infatti, non si esaurisce soltanto nello stare sotto a “un tetto”, ma nel vivere pienamente i diversi tempi della vita in spazi pensati per accoglierla ed esprimerla in tutte le sue peculiarità ed esigenze relazionali e che possono, quindi, contribuire a ri-costruire reti interpersonali e sociali tra persone che appartengono a diverse culture e generazioni.

D’altra parte preoccupa la caduta di attenzione sui temi della qualità della città e del territorio. Il territorio del nostro Paese è governato da una legge urbanistica del 1942 che deve essere necessariamente riscritta per adeguarla ai profondi cambiamenti che sono maturati in questo lungo arco di anni. Oggi sono all’esame del Parlamento diversi disegni di legge urbanistica, compreso quello messo a punto dal Governo Berlusconi (legge Lupi), ma mentre sulla Legge Finanziaria 2007 il dibattito e lo scontro politico hanno attraversato i diversi settori della società, sulla riforma urbanistica non si accende l’attenzione delle donne e degli uomini che abitano il Paese. Anche gli organi d’informazione tacciono, come se le scelte che regolano il governo del territorio non lasciassero segni (positivi o negativi), sui nostri corpi, sulle nostre scelte e progetti di vita, sulla qualità complessiva dei nostri tempi e spazi di vita. Si deve constatare la totale disinformazione rispetto a qualsiasi proposta di legge che riguardi il governo del territorio e l’urbanistica.

Dal convegno di Prato è emersa con chiarezza la consapevolezza dell’importanza di riprendere con forza e determinazione il percorso avviato dalle donne negli anni ’60, arricchito agli inizi degli anni ’90 e proseguito fino ad oggi. Il sito Tempi e Spazi, continuando la sua azione all’interno di questo percorso individuale e collettivo, apre un laboratorio di confronto e discussione, a partire dagli standard urbanistici, per contribuire alla definizione della nuova legge urbanistica nazionale con la proposta di altri parametri e requisiti per vivere bene e pienamente ogni tempo della vita.

Per partire abbiamo pensato di rivolgere 4 domande a donne di diversa generazione ed esperienza impegnate su questi temi:

  • Patrizia Colletta, responsabile nazionale DS per Sostenibilitą e Politiche del Territorio;
  • Marvi Maggio, urbanista della International Network for Urban Research and Action;
  • Rossella Marchini, architetta, politicamente impegnata a Roma nella Agenzia Comunitaria per i Diritti (Action);
  • Anna Marson, docente di Tecnica e Pianificazione Urbanistica presso lo IUAV di Venezia;
  • Angela Scarparo, scrittrice e autrice di sceneggiature per il cinema. Insieme a S. Haydin gestisce “Il posto dei libri” rivista di consigli letterari on-line.
  1. Per quali ragioni, a tuo avviso, l’iter parlamentare delle proposte inerenti il governo del territorio e l’urbanistica è accompagnato da un così gran silenzio? Manca la coscienza diffusa del ruolo determinante che città e territorio sono chiamati a svolgere per il benessere di tutte e tutti? Oppure nessuno crede più che il destino di questa risorsa collettiva così preziosa ed esauribile possa essere salvaguardato dalla mano pubblica?
  2. Condividi, del tutto o in parte, l’idea che la scrittura della legge urbanistica nazionale potrebbe offrire una occasione per ribadire la responsabilità pubblica in materia di dotazioni territoriali minime e nel contempo per riflettere sui limiti degli standard urbanistici (spesso non applicati o applicati solo come mera quantità, senza nessuna attenzione alla qualità dei servizi, alla loro localizzazione, diffusione, accessibilità, tempi di realizzazione, ecc.) al fine di ridefinirli radicalmente anche alla luce dei cambiamenti che hanno attraversato la nostra società?
  3. Il movimento delle donne ha già da tempo indicato la strada per ampliare il contributo dell’urbanistica alle politiche di welfare, andando ben oltre l’approccio delle “dotazioni territoriali minime”. Per quali ragioni, a tuo avviso, le tematiche legate alla qualità dei tempi e degli spazi di vita (le cosiddette politiche spazio-temporali) così come quelle relative alla sicurezza urbana, rimangono un ambito di riflessione, ricerca ed azione di alcune reti circoscritte ed animate soprattutto da donne?
  4. Cosa si potrebbe e/o dovrebbe fare perchè questo tipo di politiche, che peraltro sono state oggetto di alcune buone legge regionali, siano finalmente assunte da donne e uomini come politiche centrali da inserire con forza nelle scelte e nell’azione del nuovo Governo nazionale, contribuendo a ridisegnare le coordinate di un nuovo sistema di sicurezze e garanzie sociali (il cosiddetto welfare)?