Tempi e Spazi
Laboratorio
sugli SPAZI


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6. Conclusioni

Vettovaglie e bilanciaQuello che i musei delle donne propongono è una nuova definizione di cultura e arte, facendo emergere un mondo nuovo di cose da raccontare e ricordare. Non solo i temi sono altri, ma anche le modalità di allestimento che mirano ad una partecipazione emotiva e cognitiva del visitatore. I musei hanno come prospettiva comune quella di mettere le donne al centro della scena; sono le donne i soggetti e gli oggetti di studio preferenziali: le opere esposte sono realizzate da donne, le mostre e tutte le attività sono curate da donne, le donne, infine, sono le interlocutrici preferenziali a cui si rivolgono i musei. L’approccio è per lo più interdisciplinare, l’organizzazione non è gerarchica. Tutti i musei si propongono di superare le dicotomie che hanno creato i presupposti per l’esclusione delle donne dal discorso culturale (cultura alta / cultura popolare, sapere esperto / sapere comune, Arte / arti minori, curatore / pubblico, superiore / inferiore, interno / esterno, ecc.). Essi sono progetti culturali, luoghi di ricerca e aggregazione, musei discorso, più che musei collezione.30 Hanno accettato una sfida di enorme portata: rompere l’unità di ciò che è empiricamente constatabile, superare un radicato esclusivismo culturale, per ritrovare trame altrimenti non percepibili. Il prezzo pagato per aver scelto un percorso “eretico”, “eccentrico” rispetto alla cultura dominante è evidente: i musei delle donne continuano ad essere ancora oggi, a vent’anni dalla loro nascita, dispersi, marginali. In molti casi non sono riusciti a raggiungere la visibilità e l’impatto sulla città che si erano riproposti, non sono riusciti ad inserirsi nel circuito museale ufficiale, né a competere con i prestigiosi musei monumentali. Inoltre la necessità di concentrarsi sulla ricerca di contenuti e sulla comunicazione, la mancanza di risorse economiche, ha costretto i musei a fare a meno di una struttura architettonica importante, evocativa, che potesse essere simbolo visibile di una cultura al femminile nella città. Né è stata curata in maniera sistematica la ricerca di una simbologia “altra”, capace di esprimere e trasmettere a livello spaziale i contenuti innovativi identificati. I musei delle donne attualmente esistenti non hanno pertanto le caratteristiche degli antichi templi che donavano un’aura di sacralità agli oggetti che conservavano ed esponevano31, né quelle dei musei-opere globali d’epoca contemporanea, in cui contenuto e contenitore sono strettamente connessi, si contaminano, si rafforzano e comunicano a vicenda. Al termine del viaggio siamo ancora più convinte dell’idea iniziale: è necessario un lavoro di progettazione culturale ed architettonica di musei delle donne come opere globali, simboliche, di “celebrazione” - oltre che di ricerca, di conservazione e trasmissione - del patrimonio culturale e artistico delle donne.32 E’ necessario che la città promuova la creazione di spazi (musei, sezioni museali) che possano essere metafore sociali, strumenti politici di appropriazione e costruzione di una identità culturale femminile che rivenda il diritto alla visibilità, al rispetto ed alla trasmissione alle generazioni future, luoghi in cui le donne possano (ri)conoscersi, leggendo la propria origine e la propria identità. Ma anche segni forti, riconoscibili per la società intera di una rivoluzione culturale – voluta e realizzata dalle donne, e tuttora incompiuta - che ha giustamente preteso il superamento di una miopia culturale che ha lasciato per millenni nell’ombra la vita ed il pensiero delle donne.