Il museo delle donne di Aarhus è stato istituzionalizzato attraverso un progetto di ampio respiro sociale a favore delle donne. Nell’Ottobre del 1983 un gruppo di trenta donne provenienti da ambiti diversi – per lo più storiche, attiviste del movimento delle donne e operatrici culturali – fondano una associazione per un museo delle donne che inseguito, grazie al sostegno finanziario dell’assessorato alla cultura e alla disoccupazione del Comune di Aahrus, diviene realtà. Lo scopo del progetto era divulgare la cultura al femminile, creare posti di lavoro riservati esclusivamente alle donne, svolgere varie attività volte al reinserimento sociale di donne emarginate, tra cui la formazione professionale con la realizzazione di corsi indirizzati alla fotografia, alla storia delle donne.
In tempi sorprentemente brevi, nel 1984, la città assegna al museo una sede prestigiosa nella piazza del Duomo, nel 1985 il museo diventa membro dell’Associazione Musei Storici della Danimarca e nel 1989 viene riconosciuto come Museo Nazionale della Storia Culturale delle Donne. L’edificio, realizzato alla fine del XIX secolo, è in stile eclettico. Nel corso degli anni era stato sede del Municipio, delle carceri e del corpo di Polizia. Attualmente nello stesso edificio al piano terra e in alcune celle del corpo di fabbrica posteriore, si trova il Museo del Lavoro. Per la sua storia, la struttura ha certamente un ruolo primario nel tessuto urbano della città, è un edificio rappresentativo, storico e in quanto tale esprime attraverso la sua architettura “grandiosa” un concetto di “antica opulenza,” che lo porta a dialogare con il Duomo del XIV secolo, che si trova nell’ ampia e solare piazza antistante il Museo. E’ composto da due corpi di fabbrica rettangolari che si intersecano ad angolo retto realizzando un impianto planimetrico a T. L’ingresso principale si affaccia sulla piazza, al piano terra si apre la hall dove sul lato sinistro è collocata la reception ed un piccolo shop. Dall’ingresso una doppia rampa di scale divide in due parti simmetriche l’edificio principale, indicando il senso unidirezionale di percorribilità del corpo architettonico. La scala centrale è un elemento dominante, un forte segno architettonico, intorno al quale ruota l’intera composizione volumetrica e consente l’accesso diretto al primo piano dove sono le sale espositive. Il piano terra di 300 mq., si suddivide in una parte accessibile al pubblico: il caffè-museo, di particolare fascino, i servizi, l’archivio, i laboratori, e in una seconda parte usata esclusivamente dallo staff dirigenziale: gli uffici e il magazzino. Il primo piano ospita le sale espositive: a destra un primo ambiente di circa 130 mq. è riservato alle mostre temporanee ed itineranti di cui viene stilata una programmazione annuale. L’ambiente è completamente oscurato alla luce naturale, questo per assicurare una maggiore superficie espositiva relegate alle pareti perimetrali della stanza. L’aspetto complessivo della sala è cupo, accentuato maggiormente dal soffitto cassettonato in legno; si ha la sensazione di trovarsi in un appartamento storico. Nella seconda sala, anch’essa di 130 mq., è allestita la collezione permanente che si propone di raccontare la storia delle donne dalla preistoria ai nostri giorni con prodotti culturali che comprendono testimonianze di cultura materiale, documenti, copie di reperti e oggetti presi in prestito da altri musei.27 L’allestimento è interdisciplinare ma soffre dei locali troppo connotati e ristretti. Si accede al secondo piano attraverso una suggestiva rampa elicoidale, in quello che un tempo era il sottotetto dell’edificio, la superficie espositiva è di circa 250 mq., adibiti a spazio per le mostre itineranti.28 Il Kvindemuseet in Danimarca è un modello istituzionalizzato, cioè riconosciuto e sostenuto dall’amministrazione pubblica, a differenza degli altri musei che sono gestiti da associazioni culturali. “Esso è proteso a conservare attraverso l'istituzione di archivi, un patrimonio documentario costituito dalla raccolta di immagini e di storie orali che normalmente andrebbero disperse”, sottolinea la direttrice Bodil Olesen29, inoltre è centro di ricerca e organizza eventi di ampio respiro nella città.