Il Museo della Donna Evelyn Ortner è un’istituzione privata, fondata nel 1988 da Evelyn Ortner, una collezionista di abiti, accessori e oggetti di uso comune femminili, raccolti nell’area mitteleuropea. Nasce con il nome di “piccolo museo del vestito e della cianfrusaglia”11 per poi diventare un museo di storia sociale e quotidiana delle donne, grazie alle ricerche del team attuale e della direttrice Astrid Schönwegener. Il percorso museale copre un periodo che va dal 1800 ai nostri giorni e racconta la storia delle donne attraverso la moda come specchio della società in una raccolta di oltre duemila pezzi (tra abiti, accessori e strumenti di lavoro). Il museo si trova nel centro storico di Merano, lungo la strada principale, dove un tempo sotto i lunghi porticati si aprivano numerose botteghe artigiane, Via Portici. L’edificio, del XV secolo, è in stile tardo-gotico, con intelaiatura a traliccio. E’ strutturato su un unico livello ed ha un impianto planimetrico ad L, composto da tredici vani per un totale di 600 metri quadrati che si aprono uno dentro l’altro realizzando una composizione ad incastro di volumi di dimensioni differenti. Gli ambienti comprendono gli uffici, la veranda con il cafè, la sala multimediale con una biblioteca, la sala per le mostre monotematiche, il magazzino. La mostra permanente, divisa in diverse aree tematiche e disposta in sei sale, ha un unico “filo rosso” - spiega Astrid Schönwegener :“i ruoli, gli ideali e le regole comportamentali elaborati dalla società per le donne”.12 Particolarmente interessante, nell’ambito del percorso che illustra le attività e gli ambienti lavorativi tradizionalmente riservati alle donne (quello della segretaria, dell’ostetrica, dell’istitutrice, ecc.), è l’ambientazione della cucina con il primo prototipo di lavastoviglie inventato dalla nobildonna americana Josephine Cochrane nel 1886. Le attività annuali del museo comprendono mostre tematiche, attività di formazione, percorsi al femminile nella città ed altre manifestazioni legate ai temi femminili nei più diversi ambiti culturali. Il museo, che collabora con il Frauenmuseum di Hittisau ed ha stipulato un gemellaggio con il Museo delle Donne in Senegal. E’ stato restaurato nel 2001 con la partecipazione della popolazione, grazie all’iniziativa “tremila mattoni per il museo”,1 e con il contributo di sponsor e delle amministrazioni locali. Coerentemente, la progettazione è stata affidata ad una donna, Anntraud Torggler, che ha seguito i principi della bioarchitettura, utilizzando prevalentemente legno non trattato per rivestire i pavimenti e le pareti così pure per l’arredamento, che è stato realizzato con uno stile essenziale e funzionale.