Tempi e Spazi
Laboratorio
sugli SPAZI


sei in Tempi e Spazi  Spazi  Musei delle donne  L'istituzione museale tradizionale e l'esclusione della cultura delle donne

2. L’istituzione museale tradizionale e l’esclusione della cultura delle donne


Negli anni ottanta le “guerrilla grrls”, un gruppo femminista newyorkese, denunciano in maniera provocatoria i musei ufficiali come istituzioni sessiste quando tappezzano la città con la frase: “Ma le donne devono essere nude per entrare nel museo? Meno del 5% delle opere nei musei sono di donne, ma l’85% dei nudi sono femminili”. Ma, come vedremo, la presa di coscienza della sottorappresentazione delle donne nei musei comincia molto prima. Volendo, tuttavia, indagare le radici dell’esclusione a cui accenniamo dobbiamo riflettere sulla storia del museo e sull’ideologia che è alla base di tale istituzione. Il museo nasce come luogo elitario, come salotto di esposizione di collezioni private e diventa solo in seguito luogo simbolico di rappresentanza e valorizzazione della cultura, della storia e dell’arte di un popolo.3 In entrambi i casi definisce quali sono i valori da tramandare alle generazioni successive, quali gli oggetti che meritano di essere musealizzati e divenire “sacri”, oggetti di ammirazione e studio. Il museo è, dunque, uno strumento “autoritario” di trasmissione e conservazione del potere e della cultura dell’egemonia dominante, così tutto ciò che il museo non racconta, diviene profano, marginale, e cade nell’oblio.4 Nella nostra cultura, in particolare, il museo incarna i principi e la visione del mondo del patriarcato, pervaso, appunto, da un atteggiamento androcentrico, che considera la cultura del “maschio” superiore. Il museo ha, pertanto, conservato tradizionalmente il patrimonio culturale degli uomini - attribuendo spesso anche manufatti, di cui non si conosceva la provenienza, ma che potevano essere frutto dell’opera di donne, a priori ad autori maschili. Quale costruzione culturale ed ideologica del patriarcato “il tempio della memoria” non poteva essere animato dall’interesse di valorizzare l’immaginario e le opere delle donne, che diventano invisibili e vengono cancellati dalla memoria collettiva.