Lo sviluppo, nuovo progetto del patriarcato occidentale avrebbe dovuto essere un progetto di post-colonialismo. L'assunto era che progresso di stile occidentale fosse possibile per tutti. Si faceva dunque coincidere lo sviluppo, inteso come aumento del benessere collettivo, con l'occidentalizzazione delle categorie economiche: dei bisogni, della produttività, della crescita.
1. Tuttavia, come ha sottolineato Rosa Luxemburg, nella prima fase dello sviluppo economico dell'Europa occidentale l'occupazione permanente delle colonie da parte delle potenze coloniali e la distruzione della locale "economia naturale" furono una necessità vitale. Secondo la Luxemburg, il colonialismo è una necessità costante nella crescita capitalistica: senza colonie, l'accumulazione del capitale si arresterebbe. Dunque lo "sviluppo" come accumulazione del capitale e la monetizzazione dell'economia per la creazione di "surplus” e profitti non implicarono solamente la riproduzione di una particolare modalità di creazione della ricchezza, ma anche, in perfetta concomitanza, la creazione dell'altrui povertà ed espropriazione. Lo "sviluppo" fu quindi ridotto a una continuazione del processo di colonizzazione. Una estensione del progetto di creazione di ricchezza sulla moderna visione economica patriarcale dell’ovest, fondata sullo sfruttamento e sull'esclusione delle donne (occidentali e non), sullo sfruttamento e sul degrado della natura, e infine sullo sfruttamento e sull'erosione delle altrui culture. Lo sviluppo non può ché significare distruzione ed è per questo che in tutto il Terzo Mondo, donne, contadini e tribali lottano per" liberarsi dallo "sviluppo" come in passato hanno lottato per liberarsi dal colonialismo. La crescita economica è stata un nuovo colonialismo.
2. Le lotte politiche degli ecologisti nei paesi industriali avanzati derivano la propria ragion d'essere dal conflitto tra l'opzione della sopravvivenza a lungo termine e l'iperproduzione e l'iperconsumo a breve termine. Le lotte politiche ecologiche delle donne, dei contadini e dei tribali in paesi come l'India sono ancora più acute e urgenti perché derivano dalla "minaccia immediata all'opzione della sopravvivenza, che una crescita economica ad alto consumo e spreco di risorse pone alla grande maggioranza della popolazione" a beneficio esclusivo di una minoranza. Nell'economia di mercato il principio guida nell'uso delle risorse è la massimizzazione dei profitti e l'accumulazione del capitale. Il vecchio [e il nuovo, si può aggiungere] postulato secondo cui lo sviluppo avrebbe automaticamente accresciuto la disponibilità di beni e servizi e sconfitto la povertà viene ora messo in discussione dai movimenti delle donne del Terzo Mondo. Il "malsviluppo" si fonda teoricamente e si giustifica attraverso le categorie riduzioniste del pensiero e dell'azione scientifica. Politicamente ed economicamente ogni progetto che ha frammentato la natura ed escluso le donne dal lavoro produttivo è stato legittimato come "scientifico" dall'attivazione di concetti riduzionismi, allo scopo di giungere all'uniformità, all'accentramento e al controllo. Lo sviluppo introduce quindi l'agricoltura "scientifica", l'allevamento "scientifico", la gestione "scientifica" delle risorse idriche ecc. Le tendenze riduzioniste e totalizzanti di tale "scienza" sono intrinsecamente violente e distruttive. Il principio femminile diventa una categoria alternativa, una via non violenta di interpretazione del mondo e di azione in esso per sostenere la vita intera, mantenendo l'interconnessione e la varietà della natura. La moderna scienza riduzionista, e così lo sviluppo, risultano essere un progetto patriarcale che, da un lato, ha escluso le donne dal ruolo di esperte e; dall'altro, ha rifiutato di considerare scienza le vie di conoscenza ecologiche e olistiche, che comprendano rispettano i processi e le interconnessioni con le varietà della natura.
3. Per Bacone (1561-1626) il cui contributo è stato fondamentale per la scienza moderna, centrale è la dicotomia tra uomo e donna, pensiero e materia, oggettivo e soggettivo, razionale ed emotivo. Quel metodo non era "neutro" "obiettivo" “scientifico", bensì maschile, aggressivo nei confronti della natura e dominatore nei confronti della donna. Le violente verifiche sperimentali delle ipotesi mediante manipolazioni controllate della natura, sono formulate in metafore chiaramente sessiste. La natura e la ricerca vengono concettualizzate in metodi modellati sullo stupro e sulla tortura e questo modello è presentato come un motivo di valore della scienza. Sottolinea Carolyn Merchant, "questa trasformazione della natura da essere vivente, madre che nutre, a materia inerte, morta e manipolabile, era in perfetta consonanza con l'imperativo di sfruttamento tipico della crescita capitalistica”. L'immagine della terra che nutre costituiva un impedimento culturale al suo sfruttamento. Le immagini di assoggettamento e dominio create dal programma baconiano e dalla, rivoluzione scientifica eliminarono ogni ritegno e costituirono l'avallo culturale alla depredazione della natura. La scienza moderna è stata un'attività patriarcale consapevolmente segnata dal genere. Il patriarcato, come nuovo potere scientifico e tecnologico, fu una necessità politica dell’emergente capitalismo industriale. Lo stretto legame tra la scienza riduzionista, il patriarcato, la violenza e i profitti è evidente in quell’'80% della ricerca scientifica che è consacrato all’industria della guerra ed è esplicitamente rivolto alla violenza letale: non solo contro il nemico in divisa, ma anche contro la popolazione civile […].
LE DONNE DEL CHIPKO
In India l'azione ambientalista ha preceduto sia il decennio per la donna proclamato dalle Nazioni Unite sia la Conferenza di Stoccolma sull'ambiente del 1972. Trecento anni fa, più di 300 membri della comunità Bishnoi nel Rajasthan, guidati da una donna, di nome Amrita Devi, sacrificarono le proprie vite per salvare dall'abbattimento i loro khejri, alberi sacri, cingendoli con le braccia. Inizia con quest'evento la storia documentata del Chipko. L'attuale Chipko è popolarmente riconosciuto come un movimento di donne. Conoscere l'esperienza di queste figure piene di forza è utile anche per ricordarci, che non siamo soli e che quello che facciamo non percorre cammini inediti: altri li hanno seguiti prima di noi […].
recuperare la DIVERSITA', recuperare le TERRE COMUNI
A 1800 metri di altezza, nella valle Balganga del Garhwal, si trova Kangad, un piccolo villaggio abitato da duecento famiglie. Nel 1977, la già degradata foresta di Kangad fu destinata all'abbattimento dal dipartimento forestale. Le donne, che dovevano percorrere lunghe distanze per trovare combustibile, foraggio e acqua, decisero con fermezza di salvare gli ultimi gruppi di alberi. Gli uomini di Kangad' furono assunti dal dipartimento forestale per le operazioni di taglio. Con gli nteressi della comunità divisi a seconda del sesso, non fu facile lanciare il Chipko. Dopo quattro mesi di resistenza, le donne del Chipko propongono un’alternativa non violenta alla della silvicoltura riduzionista, con la sua logica intrinseca di dispensabilità. Esse hanno mosso i primi passi verso il recupero del proprio status di selvicoltrici e amministratrici alternative della foresta, che partecipano ai processi della natura invece di lavorarvi contro, e condividono la ricchezza della natura per soddisfare i bisogni fondamentali, invece di privatizzarla per il puro profitto economico.