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abbellimento tipograficoDa “Selvaggi amori” di Calixte Beyala, e/o 2004

Ritratto dell'autrice

Sei mesi dopo il nostro matrimonio la mamma arrivò dal Camerun una domenica mattina, alla gare d'Austerlitz. Aveva attraversato il Mali passando per il Niger e la Nigeria, poi il Marocco in autocisterna e la Spagna nascosta sotto i teloni dei camion. Immaginavo la sua stanchezza, ma la stazione stessa era così brutta e malandata che i barboni l'avevano disertata. Il sole era freddo e Pléthore mi saltellava accanto come un cagnolino. Un treno scompariva, un altro arrivava, vomitava immigrati spagnoli, qualche sam-papiers nero, arabi venuti a fare salamelecchi in Francia per tre filoncini di pane. Detestavo quella stazione perché la Francia delle libertà e delle uguaglianze aveva deciso di dimenticare quel frammento del suo corpo, come se quelle strade ferrate non portassero a qualche provincia in cui si poteva mangiare cibo bello grasso e terrine di anatra, ma a tropici infestati da serpenti boa, liane cannibali

[…]

Non vedevo l'ora di mostrare alla mamma quanta strada avevo fatto, perché non ero più la signorina Bella Sorpresa, ma la signora Ève-Marie Gerbaud. Inoltre facevo le pulizie a domicilio, soprattutto dal dottor Senza Pensieri per il Futuro, di professione ginecologo.

Il treno che portò la mamma entrò fischiando e feci fatica a riconoscerla. Aveva i capelli lanuginosi e la schiena curva.

[…]

Allungammo apposta la strada per passare dai quartieri più eleganti. “È magnifico!” gridò alla vista dell' Arc de Triomphe e degli Champs Elysées. “È solo l'inizio!” dissi tra me. Ma quando sbarcammo a Belleville lei si bloccò e le si scompaginò la faccia: storse il naso, la fronte si crivellò di flagello e le labbra sferrarono un suono atroce: “Siamo ancora a Parigi?”.

Annuii e Pléthore rise sotto i baffi. La mamma si chiuse nel silenzio e mi accorsi di essermi dimenticata di quanto fosse piccola. Prendemmo boulevard de Bellevill e, poi rue Bisson, con le sue finestre murate, le sue facciate fatiscenti o coperte di una patina verde. Svoltammo in una strada senza uscita e arrivammo nel cortile del nostro palazzo. La mamma sospirò senza che io sapessi perché.

Il signor Félix Éboué, il predicatore senza predica, venuto apposta dall'Africa poiché riteneva Parigi la città più depravata del mondo, se ne stava in piedi su una vecchia pentola e predicava. Il vento gli appiccicava addosso la sottana. Il cranio pelato luccicava nella nebbia: “Uomini e donne di Belleville, ricordatevi che vivete nella capitale delle ragazze dalle unghie affilate e demoniache! Ricordatevi che avanzate nell'ombra di un popolo cattolico ma che ama il vino e ha dato alla luce Voltaire, Racine, Rimbaud, empi con sorrisi da vampiri! Pregate perché il Signore vi perdoni!”.

Il vecchio Pégase, sezionatore di cadaveri, aprì bruscamente la finestra, agitò il suo bisturi: “Non te l'hanno detto che Dio è morto?”. I capelli gli si aggrovigliavano sulla testa come liane. La signorina Les Trois Glorieuses, un'attrice che serviva la birra aspettando Hollywood, allungò il collo: “Io sono viva, santo Dio! Devo dormire per avere la pelle liscia, cretino!”. Solo la signora Flora-Flore, la mia vicina del terzo piano, una bruna con la frangia, lunga come un asparago e che non poteva vivere senza le botte del suo tipo, ascoltava attentamente, con le mani bianche che le reggevano le guance. La sagoma del marito si stagliò dietro di lei . Flora-Flore prese un’aria spaventata e corse in cucina.

Salimmo i sei piani. Le scale traballavano, sudice. Per terra cartacce ovunque. Pezzi di intonaco come petali di rosa. La mamma faceva una sosta a ogni piano. “Abiti proprio vicino al Signore!”. […] Uscii di casa chiedendo a Pléthore di occuparsi della mamma […]. Ce 1'avevo con la mamma che aveva avuto la protervia di non accorgersi che i miei rapporti con l'universo erano rapporti come si deve […] Per strada presi alcune decisioni e fui felice. Avrei guadagnato oro a carrettate, diamanti a secchiate per far scendere la mamma dai rami viola da cui mi guardava. […].

abbellimento tipografico