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Libera Università di donne e uomini “Ipazia”

disegno geometrico di Ipazia

Il progetto di una Libera Università di uomini e di donne, nasce nel Convegno su Politica e conflitto (Firenze, 11 dicembre 2004), organizzato dall’Associazione Rosa Luxemburg e dal Giardino dei Ciliegi, si concretizza poi in varie riunioni e nel ciclo che si è tenuto a Firenze a novembre e dicembre del 2005. Il progetto esprime - nel momento “in cui scuola e università diventano luoghi di desertificazione mentale e cognitiva” - sia il desiderio di colmare gli attuali vuoti culturali sia l’intento di creare intrecci fra generi, fra generazioni, fra saperi, contro il codificato delle Accademie e della società. Il nome di Ipazia vuole sottolineare l’importanza del libero pensiero e della ricerca scientifica, ideali propagandati in particolar da una donna, matematica e filosofa dell’antichità.

Si è privilegiato - per l’inizio dell’attività - il tema della città, vista come polis, luogo del ‘tra uguali’ nella differenza: la città non è solo lo spazio del cemento e della rappresentazione del denaro, ma è anche carne, grumi di esistenza, memorie, tempi e spazi perduti. Le città sono “pietre all’improvviso rese vive” da emozioni e desideri e conflitti di donne e di uomini (Elena Ferrante). Ed il ciclo ha visto così, nelle sue quattro giornate, l’alternarsi di donne e uomini noti negli ambiti dell’architettura, del giornalismo, e teatro, a studenti che hanno fatto inchieste sul vivere in città, fino agli adolescenti di una scuola media che hanno raccontato la ‘loro’ città: video, letture sceniche, relazioni, narrazioni, dibattiti hanno scandito l’articolarsi degli incontri, come risulta dal programma.


La città: bene comune è il titolo dell’articolo pubblicato da Il Manifesto il 5 gennaio 2006 (cronaca di Firenze), che ripercorre sinteticamente i temi trattati nel ciclo di incontri.

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Bibliografia delle opere da cui sono stati tratti i brani letti

Tratti da autrici italiane e straniere del Novecento i brani letti si ricollegano ai temi trattati nel ciclo di incontri.

Urbanizzazione e speculazione edilizia: forme e linguaggi per politiche urbane possibili
(Tema della prima giornata):

  • Elena Ferrante, La frantumaglia, e/o, 2003.
  • Alessandra Lavagnino, Le bibliotecarie d’Egitto, Sellerio, 2002.
  • Anna Maria Ortese, Il mare non bagna Napoli, Einaudi, 1953.
  • Anna Maria Ortese, Silenzio a Milano, La Tartaruga, 1986.
  • Anna Maria Ortese, Estivi terrori, Pellicano libri, 1987.

La materialità del vivere: l’aria della città rende liberi?
(Tema della seconda giornata):

  • Kaha Mohamned Aden, Apriti Sesamo, in: Nuovi Argomenti, 27 (2004).
  • Ingy Mubiakyi Kakese, Documenti, prego, in: AA.VV., La seconda pelle, Eks&Tra, 2004.
  • Igiaba Scego, Rhoda, Sinnos, 2004.
  • Marisa Fenoglio, Vivere altrove, Sellerio, 1997.
  • Christiana De Caldas Brito, L’equilibrista, in: Qui e là, Jannone, 2004.
  • Christiana de Caldas Brito, Un’insolita passeggiata, in: Qui e là, Jannone. 2004.

Le reti e le piramidi: la pressione globale e le trasformazioni delle città
(Tema della terza giornata):

  • Dionne Brand, Il libro dei desideri, Giunti, 2005.
  • Vandana Shiva, Biopirateria, Cuen, 1999.
  • Viviane Forrester, L’orrore economico, Ponte alle Grazie, 1997.
  • Fatou Diome, Sognando Maldini, ed. Lavoro, 2004.
  • Arundhati Roy, Le signore sono tanto emotive, allora dovremmo lasciar decidere agli esperti?, in: Guerra è pace, Guanda, 2002.

Breve profilo di Ipazia

Scienziata di Alessandria, figlia del matematico Teone e matematica anche lei, Ipazia è l’erede della scuola alessandrina, la più importante comunità scientifica della storia dove studiarono, tra i tanti, Archimede, Aristarco di Samo, Eratostene, Ipparco, Euclide, Tolomeo. Quello che accadde in sette secoli (300 a.c. – 415 d.C.) ad Alessandria, fu una rivoluzione tecnologica, scientifica e filosofica quasi cancellata dalla storia: la civiltà, che tra le tante conquiste intellettuali ci ha lasciato l’idea stessa delle biblioteche e della conservazione del pensiero, è stata cancellata con le sue opere. Bastava non uccidere Ipazia e non bruciare i 700.000 volumi della Biblioteca per poter godere con 1200 anni d’anticipo di tutto quel sapere medico, scientifico, filosofico che cambiava la concezione del mondo.

Per approfondimenti:

  • Gemma Beretta, Ipazia d’Alessandria, Editori Riuniti 1993;
  • Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata, Feltrinelli 1996;
  • Adriano Patta e Antonio Calavito, Ipazia scienziata alessandrina, Lampi di Stampa 2004.
abbellimento tipografico