La parte centrale delle interviste fatte agli abitanti riguarda l'Elettropiù. Abbiamo voluto capire il livello di conoscenza e le reazioni rispetto a questo nuovo evento. Il primo dato emerso è che al di fuori dell'isola di abitazioni all'interno dei due viali spartitraffico, via Baccio e viale Etruria, l'E+ è quasi totalmente sconosciuto dagli abitanti del quartiere. Si sono determinati, non in modo sistematico, ma attorno ad un nucleo ben definito di temi ricorrenti scaturiti dalle interviste, 4 livelli di consapevolezza:
Non c'è stata un'informazione particolare rispetto alla struttura e alla tipologia di attività dell'E+, che sono state conosciute quasi esclusivamente attraverso il forte impatto visivo. L'informazione è stata dunque deviata, in quanto limitata allo stereotipo visivo soggettivo. L'E+, ex Elettroplastica che da un anno aveva cessato la sua attività, è stata data in comodato gratuito dal Quartiere e dal nuovo proprietario, ad un gruppo di ragazzi per la durata di due anni. Lo scopo di questa sperimentazione di accordo tra istituzioni, privati e giovani, è quello di promuovere l'utilizzo di fabbriche e luoghi non utilizzati o dismessi come base di attività e progetti culturali.
La maggior parte pensava che l'E+ fosse un posto occupato abusivamente, secondo luoghi comuni di rappresentazione. La conoscenza reale e la comunicazione si sono bloccate su tre livelli:
Reciprocamente si è creato uno scontro dialettico che si è arenato nella scarsa comprensione e nella conoscenza limitata a stereotipi sociali. Al momento delle interviste in casa, e parlando con i vicini dell'E+, è risultato importante, oltre la mancata informazione, anche una difficoltà da parte loro ad entrare in un luogo così diverso da quelli abitudinari. Ciò nonostante ci sono state molte risposte che rivelano un atteggiamento di curiosità.
Il blocco del luogo comune si è aggiunto a quello del sentirsi come "intrusi" nel valicare la soglia altrui.
"Mi è arrivato un volantino d'invito ad un tè, all'inizio. Poi non sono più andata perché m'imbarazzavo ad entrare, anche se mi sarebbe piaciuto. Io ho un carattere timido, ed entrare in un posto del genere è difficile".
Sappiamo che la comunicazione umana spesso si manifesta come fenomeno ricco d'imprevisti e contraddizioni, che seguono spesso la logica di regole prodotte da "luoghi comuni" quindi con esiti talora assurdi, tragici o creativi. Quindi differenze di origini (culturali, etniche, economiche o sociali) possono dar seguito ad atteggiamenti di incompatibilità ecologica. A fronte di queste tendenze sembra utile attualizzare la direzione alla linea dialogica come supporto per situazioni emergenti di marginalità. Alla fine delle interviste chiedevamo quali fossero le loro proposte rispetto alla zona in cui vivono, sia generali che relative allo spazio E+, da tenere in considerazione come humus generativo di una possibile progettualità di condivisione del territorio.
La documentazione è stata realizzata sia tramite interviste cartacee che video, con l'utilizzo inoltre di materiale fotografico. Il mezzo visivo, oltre a quello cartaceo, è stato fondamentale per una comunicazione diffusa durante i momenti di restituzione pubblica. Sono state organizzate due proiezioni del video documentario nato durante il lavoro sul campo, una nella sala consiliare del Q4, l'altra nella sala del teatro all'Elettro+. Questo ha permesso l'innescarsi di considerazioni e percezioni non impulsive, ma nate da elaborazioni personali, fino ad essere riprese in considerazione in un momento di visione collettiva. Come l'E+ è nato sotto forma di Laboratori di progettualità, il suo inserimento nell'habitat circostante può essere anch'esso una sperimentazione in crescita di condivisione del territorio.
Queste sono tante piccole impressioni di vissuto che ci hanno raccontato senza mediazioni gli abitanti del quartiere, impressioni che potrebbero essere imput per basi di discussione e di lavoro in progress. Da questo tipo di lavoro non emergono soluzioni, ma una base di conoscenza e di apertura che danno origine a processi di riforma che germinano da sé.