Il progetto europeo Genderwise, termine che richiama i principi di saggezza
e maturità tra i generi, si è concluso con il convegno del
24 febbraio scorso, che è stato un utile canale per promuovere la
condivisione delle responsabilità familiari e di cura.
Sono state toccate varie tematiche ampiamente dibattute dai relatori (uomini
e parità, comunicazione e processi educativi, uomini e cura, conciliazione
famiglia e lavoro) e tutte le riflessioni hanno portato alla medesima conclusione:
è quanto mai necessario un vero cambiamento culturale. Il rapporto
tra gli uomini e le attività, all'interno della dimensione familiare,
degli ambienti di lavoro, del cammino verso una nuova identità degli
stessi uomini, deve definirsi sempre più nei termini della rivendicazione
di un diritto e nel riconoscimento di un valore.
Per raggiungere questo obiettivo occorre lavorare sul binomio interno/esterno,
binomio che ha rappresentato anche la struttura del convegno stesso, dove
per interno si è inteso focalizzare l'attenzione sulle possibilità
di cambiamento nel modo soggettivo di vivere i ruoli e le emozioni, portando
alla scoperta del "piacere della cura", e per "esterno"
si è inteso il cambiamento dei contesti che facilitano la conciliazione
e la condivisione: norme, valori, informazioni, qualità degli ambienti
di lavoro.
L'importanza della conciliazione emerge dall'analisi dei dati della ricerca
Time Use 2002/2003 a Torino, in base alla quale si evince che le donne,
tra lavoro retribuito e lavoro familiare, lavorano mediamente un'ora in
più al giorno rispetto agli uomini, per i quali il tempo dedicato
al lavoro familiare non cambia in maniera rilevante se la compagna è
o meno occupata (le ore dedicate dagli uomini al lavoro familiare passa
da 1,36 a 2,01 al giorno nel caso in cui la partner svolga anche un lavoro
retribuito). Finché la conciliazione rimarrà un problema prevalentemente
ed esclusivamente femminile non si potrà parlare di vera conciliazione.
Tanto più che anche dalle esperienze del lavoro educativo emerge
l'importanza di abbattere gli stereotipi già e soprattutto nell'immaginario
infantile al fine di uscire dai luoghi comuni dei rigidi modelli sessisti,
infatti, ancora nei più recenti albi illustrati per bambini, emerge
che la sfera dell'affettività, come la sfera della vita domestica
è legata esclusivamente alla figura materna.
Oltre a porre l'accento sul recupero delle emozioni e del tempo per la cura
e per le relazioni, si è rivolta l'attenzione a quelle imprese che
ritengono un investimento produttivo la costituzione di ambienti lavorativi
più friendly. La testimonianza della BasicNet S.p.A., il cui settore
principale di attività è l'abbigliamento informale, è
stata utile per far conoscere le varie strategie adottate per migliorare,
nell'ambito della legge 53/2000, la conciliazione dei tempi dei propri dipendenti
(part-time reversibile, sportello Basic Care e la banca ore ne sono solo
alcuni esempi).
Altro punto innovativo trattato durante il convegno è la "figura
sostitutiva", per artigiani e giovani imprenditori, offrendo così
anche ai lavoratori autonomi la possibilità di godere di periodi
di astensione obbligatoria e di congedi parentali.
L'Assessore di Torino alle Pari Opportunità e ai Tempi e Orari della Città, Marta Levi, ha individuato alcune linee guida atte a favorire la conciliazione dei tempi:
Il convegno ha rappresentato quindi il prodotto finale del progetto europeo Genderwise, ma anche un impulso verso un cambiamento culturale nei confronti degli uomini che dedicando cura, attenzioni e tenerezze ai figli, vivono un arricchimento di sé stessi e migliorano al contempo la situazione delle loro compagne nel mondo del lavoro e nelle relazioni sociali.