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Convegno "Le badanti, le urgenze sociali, nostre e loro"

Prato, 2 dicembre 2004
Estratto da L'Unità Firenze
A cura di Silvia Gambi

PRATO Abbandonare i propri figli per prendersi cura della famiglia di un estraneo: è questa la lunga strada che spesso devono percorrere le badanti, donne immigrate che si stabiliscono a casa degli anziani che hanno necessità di assistenza e che con loro condividono la quotidianità, accudendoli e assistendoli.
Hanno tra i 40 e i 50 anni e percepiscono uno stipendio che, seppur minimo per i nostri standard, per loro equivale ad una piccola fortuna.
Un fenomeno sempre più importante, che crea difficoltà non solo all'immigrato che deve inserirsi in una nuova realtà, ma anche agli anziani che devono abituarsi ad una nuova convivenza.

A Prato le badanti sono stimate in oltre 4 mila, ma solo 2500 sono regolari.
Provengono nella maggioranza dei casi da Romania, Polonia, Ucraina, Moldavia, Sud America e Filippine e si stabiliscono in casa dell'anziano che assistono.
E' possibile vederle in giro il giovedì pomeriggio, che convenzionalmente è il giorno di libertà della maggioranza di loro, mentre cercano di lasciarsi alle spalle le situazioni di sofferenza con le quali molto spesso sono tenute a convivere, magari andando in Chiesa, dove possono assistere alla Messa nella propria lingua di origine..
"Abbiamo lasciato nei nostri paesi tante sofferenze, con la disponibilità a lavorare per aiutare chi abbiamo lasciato a casa - racconta Mariana Manea, una giovane immigrata - Nessuna di noi sceglie di fare la badante, ma accetta questo lavoro perché si può iniziare subito a lavorare senza nessun tipo di preparazione. I nostri studi e le nostre professionalità qui non hanno nessun valore".

La bandante oggi è diventata soprattutto la risposta ad un problema per il quale non esistono soluzioni diverse: in una famiglia dove tutti sono costretti a lavorare, non c'è più modo di occuparsi degli anziani.

"A Prato vivono da soli 7 mila persone oltre i 65 anni, di cui 2800 con più di 80 anni - racconta Anna Buti, segretario generale dello Spi-Cgil, nel corso del convegno organizzato proprio per parlare di questo tema - La richiesta di una bandante proviene anche dalle categorie meno abbienti di pensionati, non certo abituati a rivestire il ruolo di datori di lavoro: per questo abbiamo predisposto un breve vademecum dove abbiamo descritto l'iter da seguire per assumere una badante nella più totale trasparenza".

Uno strumento che risolve solo una parte del problema.

"Spesso queste donne di trovano ad affrontare un grosso carico di responsabilità e devono rispondere sia ai parenti che all'assistito, che non sempre vogliono la stessa cosa - continua Anna Buti - Molte di loro non hanno una camera nella casa in cui vivono e dormono addirittura con l'assistito. Si accompagna il malato fino alla morte, per poi passare ad un successivo incarico". Una solitudine che le donne dello Spi-Cgil hanno cercato di interrompere, coinvolgendo alcune badanti in attività comuni, che si svolgono il giovedì, per aiutare queste donne a non perdere il contatto con il mondo.

Informazioni sull'evento dall'archivio degli appuntamenti